sabato 2 maggio 2026

IL CASO GARLASCO

DOPO  LA  SENTENZA  DEFINITIVA  DI  CONDANNA  DELLA  CORTE  SUPREMA  DI  CASSAZIONE  A  CARICO  DI  ALBERTO  STASI,  FIDANZATO  DELLA  VITTIMA.

Si può affermare che sembra avercela messa tutta fin qui Alberto Stasi con i suoi Avvocati per arrivare ad una possibile revisione del suo caso, secondo quanto legalmente previsto, senza alcun esito positivo. Sembra anche che, non riuscendo, come imputato con i suoi difensori, a trovare NUOVE  PROVE necessarie per accedere alla revisione, abbia puntato anche a cercare di ottenerle attraverso una nuova indagine, avviata dalla Procura della Repubblica di Pavia, che ha ritenuto, nonostante sentenza della Cassazione, per lo stesso grave fatto reato, secondo Suprema Corte commesso da una sola persona (Alberto Stasi), di poter indagare altro soggetto (Andrea Sempio, amico del fratello della vittima), non da solo ma in concorso con lo Stasi o altri ignoti. Dopo approfondite indagini, accompagnate nel frattempo da altra indagine della Procura della Repubblica di Brescia per corruzione in atti giudiziari  a carico dell'ex Magistrato Mario Venditti, ex Procuratore aggiunto di Pavia che ebbe ad occuparsi del caso (sarebbe stato corrotto per favorire archiviazione di precedente indagine su Andrea Sempio), ora la Procura di Pavia ha ritenuto, ormai a conclusioni indagini, di eliminare ipotesi di concorso e di dover procedere soltanto contro Andrea Sempio, peraltro non ravvisando presenza dello Stasi sulla scena del delitto. Tale Procura si è attivata anche per sollecitare possibile revisione del giudicato penale definitivo a carico di Alberto Stasi. Tutto ciò per un delitto commesso il 13 agosto 2007 a Garlasco e per il quale Stasi, dopo la condanna, sta ancora scontando la pena a lui irrogata, in presenza di parallelo processo mediatico, crescente nel tempo a fronte degli sviluppi del caso nelle aule giudiziarie, nelle quali soltanto, e non nei salotti televisivi, si amministra la giustizia in nome del popolo italiano.
 
 
Mi permetto dire la mia, da Avvocato con quarantennale esperienza di esercizio della professione forense:
Alberto Stasi ben potrebbe essere non colpevole ma, allo stato, lo è in forza di sentenza della Suprema Corte, superabile solo con la revisione di quel giudicato. Trattasi di una sentenza che ha individuato un unico soggetto presente sulla scena del crimine e appare di conseguenza poco credibile e, soprattutto, tecnicamente discutibile ipotesi di concorso, come ritenuta da apertura nuova indagine a carico di Sempio da parte della Procura di Pavia, che solo ora ha provveduto a modificare la sua accusa con esclusione del concorso. Anche il procedimento avviato a Brescia a carico dell'ex Magistrato Venditti con la grave accusa di corruzione in atti giudiziari sembra si stia arenando, dopo ripetuti interventi del Tribunale della Libertà e della Cassazione che hanno annullato i provvedimenti adottati a suo carico.
L'ampio clamore mediatico, come alimentato e gestito fin qui, è ora oggetto anche di attenzione da parte della competente Magistratura, a seguito di esposto di una giornalista, addirittura per possibile intralcio alla giustizia.
Tornando alle aule giudiziarie, si porrà il problema se sia possibile procedere a Pavia contro Andrea Sempio ancora in presenza della sentenza definitiva della Cassazione a carico di Stasi, in attesa di possibile revisione e fino a esito della stessa.
Nel merito, dovendosi ritenere, allo stato, la colpevolezza di Alberto Stasi, fidanzato della giovane vittima, sulla base degli indizi evidentemente ritenuti sufficienti per la sua condanna, trovo la nuova ipotesi accusatoria nei confronti di Sempio come  caratterizzata da una ricostruzione piuttosto romanzata  del fatto a carico del nuovo indagato, già attenzionato in precedenza,  con modesta, se non scarsa, sua attendibilità (si pensi al movente e non solo e si pensi al convincimento della famiglia Poggi circa la responsabilità dello Stasi), in considerazione di indizi  già oggetto di precedente valutazione negativa e tali da non poter mai costituire nuova prova per un procedimento di revisione.
Appare ora, ovviamente, soddisfatta la difesa di Alberto Stasi, da anni impegnata a sostenere, anche mediaticamente, l'innocenza del suo assistito e a tentare la via della revisione senza riuscirci.
Il problema rimane quello delle  NUOVE  PROVE  NECESSARIE idonee per un procedimento di revisione e per un suo esito favorevole allo Stasi, che a me non sembrano esserci......, potendosi ridurre il tutto a notevole clamore mediatico e ...polverone...

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Di seguito  aricolo  da  https://www.ilfattoquotidiano.it :

 

Per Alberto Stasi, la strada giudiziaria successiva alla condanna definitiva è stata lunga, articolata e, soprattutto, costellata di esiti negativi. Un percorso che, nel tempo, ha attraversato tutti i possibili gradi di giudizio e strumenti di impugnazione straordinaria, senza mai riuscire a scalfire il verdetto per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco. Uno scenario che – nel caso Andrea Sempio dovesse essere rinviato a giudizio – potrebbe cambiare. Si avvicina il momento della chiusura indagini sul 38enne da parte della procura di Pavia e dopo il deposito degli atti la difesa dell’ex bocconiano avrà modo di leggere cosa c’è alla base della convinzione degli inquirenti che sia stato l’allora 18enne amico di Marco Poggi a infierire sulla 26enne. Ed è stata quindi già annunciata una richiesta di revisione. Sulle acrte dell’inchiesta, su sollecitazione dei pm pavesi, ha cominciato a lavorare la procura generale di Milano. 
 

Il caso e i no dei giudici

La vicenda giudiziaria, com’è noto, ha avuto un andamento tutt’altro che lineare. Dopo l’avviso di garanzia notificato a Stasi due giorni dopo il funerale della fidanzata, le indagini si concentrarono subito su di lui: perquisizioni, sequestri e il ritrovamento di tracce biologiche portarono a un fermo per omicidio volontario, poi non convalidato per insufficienza di prove. Seguì una lunga stagione processuale, segnata da due assoluzioni — nel 2009 davanti al gup e nel 2011 davanti all’Assise — entrambe ribaltate fino alla condanna definitiva a 16 anni pronunciata nel dicembre 2014.

Da quel momento, si è aperta la fase dei tentativi difensivi per rimettere in discussione la sentenza. Il primo snodo cruciale arriva nel 2017, quando la difesa presenta un ricorso straordinario in Cassazione sostenendo un presunto “errore di fatto”: secondo i legali, la condanna in appello sarebbe maturata senza una nuova audizione di alcuni testimoni, in violazione dei principi del giusto processo sanciti anche a livello europeo. La Suprema Corte, tuttavia, dichiara il ricorso inammissibile: nessun errore percettivo, ma semmai una questione giuridica già affrontata nei gradi ordinari. Non solo: vengono rilevati anche profili di inammissibilità formale legati alla procura speciale.

Il secondo fronte è quello della revisione del processo, tentata tra il 2020 e il 2021. La difesa porta all’attenzione dei giudici cinque presunti nuovi elementi, ritenuti decisivi per scardinare l’impianto accusatorio. Tra questi, la questione delle impronte sul dispenser del sapone — che secondo i legali dimostrerebbero che l’oggetto non fu pulito dall’aggressore — e il ritrovamento di capelli nel lavandino, interpretato come incompatibile con un lavaggio volto a cancellare tracce ematiche. Ma anche in questo caso la risposta dei giudici è netta. La Corte d’Appello di Brescia prima e la Cassazione poi respingono l’istanza: gli elementi addotti non sono nuovi o non hanno la forza dimostrativa richiesta. Le impronte erano già note, i capelli non escludono un’azione di pulizia e, soprattutto, resta intatto il quadro indiziario complessivo. Viene inoltre confermata la compatibilità temporale tra l’omicidio e l’alibi informatico di Stasi: la finestra di circa 23 minuti è ritenuta sufficiente per compiere il delitto e rientrare a casa. Nel marzo 2021 arriva così un altro “no” definitivo alla revisione. Un passaggio chiave, perché sancisce ancora una volta la tenuta dell’impianto accusatorio costruito nel processo di merito.

L’ultimo tentativo si gioca sul piano sovranazionale, davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Anche qui la difesa insiste sulla mancata riassunzione di alcune testimonianze nel giudizio d’appello che portò alla condanna. Ma la Corte di Strasburgo dichiara il ricorso irricevibile, ritenendolo manifestamente infondato. Nelle motivazioni si sottolinea che il processo, nel suo complesso, è stato equo: la condanna non si è basata su una diversa valutazione della credibilità dei testimoni, bensì su nuovi elementi probatori di natura scientifica e indiziaria, tra cui le tracce di Dna – sul pedale scambiato della bicicletta di Stasi c’era il sangue di Chiara Poggi – e altri riscontri tecnici come la certezza che l’assassino – che lasciò le impronte nel sangue – indossasse scarpe taglia 42, misura di Stasi. Andrea Sempio calza il 44. Un passaggio che chiudeva, almeno sul piano giurisdizionale ordinario e straordinario, ogni possibile spiraglio. Comeaveva commentato il legale della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni, “spero che questa decisione ponga una volta per tutte la parola fine a questa vicenda giudiziaria”.

La nuova inchiesta

Ad oggi, dunque, tutti i tentativi esperiti dalla difesa di Stasi – dal ricorso straordinario alla revisione, fino al giudizio europeo – si sono conclusi con esito negativo. Un dato che, nelle valutazioni dei giudici, rafforza la solidità del quadro probatorio: la conoscenza dei luoghi da parte dell’imputato, le incongruenze nel racconto del ritrovamento del corpo, le tracce biologiche sugli oggetti e la ricostruzione temporale ritenuta compatibile con l’azione omicidiaria. Nel frattempo, Stasi sta scontando la pena in regime di semilibertà, lavorando all’esterno del carcere, e dovrebbe concludere il suo debito con la giustizia nei prossimi anni. Ma sul piano processuale, la sua vicenda appare ormai definita: ogni strada percorribile è stata battuta, senza successo.

Un percorso costellato di rigetti che sembrava aver chiuso definitivamente ogni spazio processuale. Ma la riapertura dell’inchiesta da parte della Procura di Pavia e l’iscrizione nel registro degli indagati di Andrea Sempio hanno riacceso il fronte difensivo “Prendiamo questa notizia con grande soddisfazione perché sono tantissimi anni che noi sappiamo che Alberto Stasi è innocente ed estraneo ai fatti per i quali è stato condannato e per i quali sta ancora scontando la sua pena” afferma l’avvocata Giada Bocellari che insieme al collega Antonio De Rensis assiste Stasi Quando la Procura, oltre un anno fa, ha indagato Sempio, il delitto veniva contestato “in concorso con ignoti o con Stasi”, mentre oggi il nuovo capo di imputazione individua solo Sempio sulla scena del crimine del 13 agosto 2007.

“I prossimi passaggi saranno sicuramente di leggere attentamente gli atti posti alla base di questa accusa mossa nei confronti del solo Andrea Sempio e poi redigere l’atto di revisione” aggiunge Bocellari “Sicuramente non è un passaggio semplice né dal punto di vista tecnico né dal punto di vista sostanziale perché chiaramente occorre leggere attentamente tutto. Diciamo no a iniziative di pancia ma guardando sempre al diritto sicuramente faremo la richiesta di revisione”. Per ottenere la revisione sono necessaria la “sopravvenienza o scoperta di nuove prove che dimostrano l’innocenza; condanna basata su atti falsi; errore di fatto; incompatibilità con sentenze europee. Elementi non valutati nel processo precedente”. Al momento le indagini preliminari dei pm pavesi non hanno ancora superato il vaglio dell’udienza preliminare e gli esiti dell’incidente probatorio non hanno indicato una sola traccia utilizzabile a fine di un processo a carico di Sempio. Anche le tracce genetiche sulle unghie con una compatibilità, non hanno profili di certezza. Glu unici Dna estrapolati dai reperti analizzati sono quelli sui resti della colazione del 13 agosto 2027 e appartengono a Stasi e alla vittima. La richiesta di revisione però può essere proposta in qualsiasi momento, anche dopo l’esecuzione della pena".

 

 

 

 

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