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Platì, 18 -04-1945 / Milano, 26 agosto 2026
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- Da Nessuno tocchi Caino <info@nessunotocchicaino.it> del 30 agosto 2026 -
È morto Domenico Papalia, scarcerato a luglio dopo 49 anni
E’ morto a 81 anni all'ospedale San Paolo di Milano, dove era ricoverato per un
tumore, Domenico Papalia che era stato rilasciato a luglio dopo 49 anni di
carcere.
Originario di Platì, con i fratelli Rocco e Antonio è stato
considerato uno dei boss della 'ndrangheta trasferita al Nord, a Buccinasco.
Dopo la condanna per l'omicidio del boss Antonio D'Agostino a Roma
nel 1976 per lui si aprono le porte del carcere. Nel 2017 viene assolto dal
tribunale di Perugia con formula piena ma intanto erano già arrivate altre
condanne, per l'omicidio dell'avvocato Pietro Labate a Milano nel 1983 e come
mandante per l'omicidio nel 1990 dell'educatore del carcere di Opera Umberto
Morbile, a Carpiano, nel Milanese. E Papalia, che si è sempre professato
innocente, resta in carcere diventando l'ergastolano più longevo d'Italia.
Resta in carcere per quasi 50 anni fino a quando il tribunale di
Sorveglianza di Bologna dà l'ok alla scarcerazione per motivi di salute, mentre
era da tempo iniziata una battaglia per fare uscire di cella Papalia che negli
anni ha studiato e intrapreso un percorso di giustizia riparativa.
"Stanotte - ha scritto su Fb Elisabetta Zamparutti, tesoriera
di Nessuno tocchi Caino - è venuto a mancare Domenico Papalia, condannato al
fine pena mai e a una pena che, dopo mezzo secolo di carcere, era diventata
anche pena corporale. Ci conforta il fatto che non sia morto nella tomba del
cimitero dei vivi, qual è il carcere, ma in un luogo diverso dove ha potuto
essere circondato dall'affetto dei suoi cari".
"Abbiamo invocato e sostenuto la sua scarcerazione non solo
per i gravi motivi di salute ma, molto più importante, per la sua 'innocenza',
la più preziosa, quella di una persona ormai da decenni diversa dal delitto e
tale da non nuocere a nessuno (questo vuol dire letteralmente innocente). La
sua bontà, non solo quella della buona condotta carceraria, ma delle opere di
bene che, anche dal carcere, ha fatto per il prossimo, a partire dai più
deboli, ne fa un uomo esemplare".
“Lo stesso modo in cui se ne è andato, in silenzio, senza
disturbare nessuno, esprime un modo d'essere autentico di cui troppo tardi lo
Stato si è accorto.
Nessuno tocchi Caino, nell'esprimere le condoglianze ai famigliari
di Domenico, lo ricorderà intanto il 1° settembre al laboratorio Spes contra
spem nel carcere di Parma insieme ai suoi compagni di pena, animati tutti non dall'odio
ma dall'amore come quello che lui ha nutrito anche nei confronti di chi non lo
ha amato, nè capito.
(Fonte: Ansa, 26/08/2026; NtC,
26/08/2026)