PRESSO IL PARCO PIETRA DEL SOLE.
SANTO JANNI
lunedì 31 agosto 2026
L'ITALIA E... LA BASILICATA
Gaetano FIERRO
*LA BASILICATA HA SCELTO IL GRIGIO*
*Forse più che un grafico ci serve uno psicoanalista*
Ci sono luoghi che riescono a trasformare un colore in identità.
Nell’immaginario l’Irlanda è verde.
L’Italia è inseparabile dal suo tricolore.
Poi c’è la Basilicata.
Una terra che avrebbe soltanto l’imbarazzo della scelta e che sembra aver sviluppato uno straordinario talento per raccontarsi in grigio.
Ed è qui che, più che una riunione di esperti di comunicazione, potrebbe diventare utile una seduta psicoanalitica collettiva.
Perché la Lucania grigia non esiste.
Esiste il verde violentissimo dei boschi.
Il giallo del grano che d’estate trasforma le colline.
Il celeste del cielo e dell’acqua.
Esistono le terre bruciate dal sole, i calanchi, le montagne, i due mari, le pietre, i tramonti.
domenica 30 agosto 2026
LETTERA APERTA AL MONDO DI UNA CITTADINA CUBANA
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--- All'umanità intera, alle madri del mondo, ai medici senza frontiere, ai giornalisti con dignità, ai governi che credono ancora nella giustizia:
Il mio nome è come quello di milioni di altre persone. Non ho cognomi famosi né cariche importanti. Sono una cubana comune. Una figlia, una sorella, una patriota. E scrivo questo con l'anima straziata e le mani tremanti, perché quello che oggi vive il mio popolo non è una crisi. È un omicidio lento, calcolato, freddamente eseguito da Washington.
E il mondo guarda dall'altra parte.
👵 DENUNCIA PER I MIEI NONNI:
Denuncio che a Cuba ci sono anziani che muoiono prematuramente perché il blocco impedisce l'arrivo di farmaci per il cuore, la pressione e il diabete. Non è una questione di mancanza di risorse. È un divieto deliberato. Le aziende che vogliono vendere a Cuba vengono multate, perseguitate, minacciate. I loro governi tacciono. E nel frattempo, un nonno cubano stringe il petto e aspetta. La morte non avvisa. Il blocco sì.
👶 DENUNCIA PER I MIEI BAMBINI:
Denuncio che a Cuba ci sono incubatrici che hanno dovuto essere spente per mancanza di carburante. Che ci sono neonati che lottano per la vita mentre il governo degli Stati Uniti decide quali paesi possono venderci petrolio e quali no. Che ci sono madri cubane che hanno visto mettere in pericolo la vita dei loro figli perché un ordine firmato in un ufficio di Washington vale più del pianto di un bambino a 90 miglia dalle sue coste.
Dov'è la comunità internazionale? Dove sono le organizzazioni che difendono tanto l'infanzia? O forse i bambini cubani non meritano di vivere?
DOPO QUASI 50 ANNI DI CARCERE
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| Platì, 18 -04-1945 / Milano, 26 agosto 2026 |
- Da Nessuno tocchi Caino <info@nessunotocchicaino.it> del 30 agosto 2026 -
È morto Domenico Papalia, scarcerato a luglio dopo 49 anni
E’ morto a 81 anni all'ospedale San Paolo di Milano, dove era ricoverato per un tumore, Domenico Papalia che era stato rilasciato a luglio dopo 49 anni di carcere.
Originario di Platì, con i fratelli Rocco e Antonio è stato considerato uno dei boss della 'ndrangheta trasferita al Nord, a Buccinasco.
Dopo la condanna per l'omicidio del boss Antonio D'Agostino a Roma nel 1976 per lui si aprono le porte del carcere. Nel 2017 viene assolto dal tribunale di Perugia con formula piena ma intanto erano già arrivate altre condanne, per l'omicidio dell'avvocato Pietro Labate a Milano nel 1983 e come mandante per l'omicidio nel 1990 dell'educatore del carcere di Opera Umberto Morbile, a Carpiano, nel Milanese. E Papalia, che si è sempre professato innocente, resta in carcere diventando l'ergastolano più longevo d'Italia.
Resta in carcere per quasi 50 anni fino a quando il tribunale di Sorveglianza di Bologna dà l'ok alla scarcerazione per motivi di salute, mentre era da tempo iniziata una battaglia per fare uscire di cella Papalia che negli anni ha studiato e intrapreso un percorso di giustizia riparativa.
"Stanotte - ha scritto su Fb Elisabetta Zamparutti, tesoriera di Nessuno tocchi Caino - è venuto a mancare Domenico Papalia, condannato al fine pena mai e a una pena che, dopo mezzo secolo di carcere, era diventata anche pena corporale. Ci conforta il fatto che non sia morto nella tomba del cimitero dei vivi, qual è il carcere, ma in un luogo diverso dove ha potuto essere circondato dall'affetto dei suoi cari".
"Abbiamo invocato e sostenuto la sua scarcerazione non solo per i gravi motivi di salute ma, molto più importante, per la sua 'innocenza', la più preziosa, quella di una persona ormai da decenni diversa dal delitto e tale da non nuocere a nessuno (questo vuol dire letteralmente innocente). La sua bontà, non solo quella della buona condotta carceraria, ma delle opere di bene che, anche dal carcere, ha fatto per il prossimo, a partire dai più deboli, ne fa un uomo esemplare".
“Lo stesso modo in cui se ne è andato, in silenzio, senza disturbare nessuno, esprime un modo d'essere autentico di cui troppo tardi lo Stato si è accorto.
Nessuno tocchi Caino, nell'esprimere le condoglianze ai famigliari di Domenico, lo ricorderà intanto il 1° settembre al laboratorio Spes contra spem nel carcere di Parma insieme ai suoi compagni di pena, animati tutti non dall'odio ma dall'amore come quello che lui ha nutrito anche nei confronti di chi non lo ha amato, nè capito.
(Fonte: Ansa, 26/08/2026; NtC, 26/08/2026)
sabato 29 agosto 2026
IERI SERA A MARATEA
- Da Centro culturale Maratea "Josè Cernicchiaro" Facebook -
Centro culturale Maratea ‘José Cernicchiaro’
venerdì 28 agosto 2026
giovedì 27 agosto 2026
mercoledì 26 agosto 2026
martedì 25 agosto 2026
CORREVA L'ANNO 1953
IL GIOVANE BIAGIO IGNACCHITI LASCIO' MARATEA E POI DAL PORTO DI NAPOLI PARTI' VERSO IL VENEZUELA.
A BORDO DELLA NAVE SCRISSE UN DIARIO DURANTE I TANTI GIORNI DI QUEL VIAGGIO...VERSO IL FUTURO...SINO ALL'ARRIVO OLTREOCEANO...
ORA QUEL DIARIO DI BIAGIO, EMIGRANTE, E' UN PREZIOSO LIBRO, A CURA DI MARIA CARMELA BRANDI, CON UNA TESTIMONIANZA DESTINATA A FAR RIVIVERE UNA STORIA CHE E' STATA ED E'...STORIA DI TANTI.
lunedì 24 agosto 2026
UN TESTIMONE AL TEMPO DELLA PRETURA A MARATEA...
- Da "C'era una volta...! (Piccole storie marateote...!)" in www.calderano.it -
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"Fine anni ’50. Nella Pretura di Maratea si svolgeva un processo per
‘lesioni personali’ a causa di un litigio, sfociato poi in
colluttazione, tra due vicini di casa. Aveva assistito al diverbio una
terza persona, che chiameremo ‘Giovanni’, voluto a testimoniare a favore
di uno dei litiganti dall’Avvocato Giovanni Leonasi. Ad un certo punto
del dibattimento il Giudice-Pretore chiama ‘Giovanni’ ad avvicinarsi e
dopo gli espletamenti di rito gli chiede: "Lei, Giovanni, ha sentito
e visto il Signor Rossi parlare e minacciare il Signor Bianchi?" e
Giovanni: "Signor Giudice, aggiu vistu tuttu e no aggiu vistu nenti!"
(Signor Giudice, ho visto tutto, ma non ho visto niente!); "Signor
Giovanni si spieghi meglio: ha sentito e visto che il Rossi ha
minacciato il Bianchi?" chiede il Giudice e Giovanni: "Sacciu sti
cazzi, Signor Giudice!" (Non conosco questi caxxi, Signor
Giudice!).




















