PER UN UOMO DA 50 ANNI IN CARCERE E MALATO TERMINALE.
- Da Nessuno Tocchi Caino newsletter <noreply@nessunotocchicaino.it> del 6 giugno 2026 -
SALVIAMO DOMENICO PAPALIA DALLA MORTE PER PENA… E
LA CALABRIA DAL MARCHIO D’INFAMIA CHE LA VUOLE IRREDIMIBILE
Mimmo Gangemi*
Nelle visite che facevamo in carcere con Nessuno tocchi Caino sentivo spesso
l’espressione “fine pena mai”. Mi sembrava un modo di dire colorito per
descrivere un ergastolo che, in realtà, ergastolo non era. Ho scoperto, invece
– anche attraverso la vicenda di Domenico Papalia – che il “fine pena mai”
esiste davvero, se un uomo rimane in carcere ininterrottamente per
cinquant’anni.
Io vengo da un paese vicino alla Platì di Domenico Papalia e sono nato in tempi
nei quali i contatti avvenivano in montagna e il mare restava lontano, ostile.
Dai nostri paesi preaspromontani – il mio sulla fascia tirrenica e Platì sulla
ionica – le due comunità incrociavamo gli sguardi sulle cime dello Zillastro,
dove c’è il famoso “Cristo ferito”. E ci conoscevamo bene, non a caso si sono
intessuti rapporti stretti e contratti molti matrimoni. Io avevo una zia che
era la sorella di Franco Mittiga, medico e galantuomo, il Sindaco di Platì che
fu coinvolto, e poi assolto, nella disastrosa operazione “Marine”.
Conosco il bello e il brutto di Platì. È un paese che ha problemi, come li
hanno tutti i paesi della Calabria, ma non può essere criminalizzato in blocco,
la maggioranza è composta da persone per bene. E vi hanno avuto i natali figure
illustri che hanno fatto la storia del giornalismo, del sindacato italiano. Ha
i suoi difetti, certo, ma non può essere trattato come sta accadendo oggi.
Basti pensare che aver votato Sì al referendum sulla separazione delle carriere
dei magistrati è stato interpretato la prova che si tratta di un territorio da
scansare, popolato solo da mafiosi e delinquenti. Questo è assolutamente falso,
e lo affermo per conoscenza diretta.
La maggioranza dei platioti – come li chiamiamo noi nella forma grecanica –
sono vittime due volte. Vittime dei mafiosi, che pure esistono, e vittime dello
Stato che li discrimina e li criminalizza. Domenico Papalia è anche, e
soprattutto, il frutto di questa criminalizzazione di Platì. Probabilmente, se
sulla carta d’identità non ci fosse scritto “luogo di nascita: Platì”, oggi la
sua situazione sarebbe profondamente diversa.