- Da www.gruppolaico.it -
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha celebrato il 25 aprile, Anniversario della Liberazione, a San Severino Marche, città insignita della Medaglia d’Oro al Merito Civile.
- Da www.quirinale.it -
Oggi, a San Severino Marche, facciamo memoria del 25 aprile, data della Liberazione del nostro Paese.
A muoverci non è un sentimento celebrativo di maniera.
Tanto meno la pretesa di una storia scritta in obbedienza ad astratte posizioni ideologiche.
A muoverci è amor di Patria.
Quello che, con immenso sacrificio, ebbero a testimoniare i militari lasciati allo sbando, in assenza di ordini dopo l’8 settembre 1943.
I giovani che fuggivano i bandi della sedicente Repubblica Sociale Italiana e che si unirono nelle formazioni partigiane.
I contadini che venivano strappati alla terra per essere comandati a lavorare alla cosiddetta Linea Gotica, ultimo tentativo del Reich hitleriano di ritardare la disfatta.
Le donne, le famiglie verso cui si scatenò, anche in queste contrade, una cieca violenza.
I sacerdoti, trucidati per rappresaglia, come don Enrico Pocognoni, Medaglia d’oro al Merito civile, parroco di Braccano di Matelica.
I Carabinieri, che dettero la vita, come il vice brigadiere Glorio Della Vecchia, Medaglia d’argento al valor militare, al quale venne intitolata la Caserma dei Carabinieri di San Severino e il maggior Pasquale Infèlisi, Medaglia di bronzo al valor militare, al quale è intitolata la Caserma della Legione Carabinieri d’Abruzzo e Molise a Chieti.
Questa la storia, scritta con la loro vita.
Da questi italiani.
Gaetano FIERRO
L'appello del Santo Padre ai giovani africani: una visione che sfiora la statura dello Statista.
Una voce che rompe gli schemi
L’appello rivolto dal Santo Padre ai giovani africani, “non abbandonate la vostra terra per perseguire fini illusori”, si colloca fuori dal coro dominante. In un tempo in cui la mobilità è spesso presentata come unica via di riscatto e la migrazione come destino inevitabile, questa esortazione appare, a prima vista, quasi dissonante. Eppure, proprio in questa apparente dissonanza si annida la sua forza.
Non è un invito a chiudersi, né tantomeno una negazione della libertà individuale di scegliere il proprio cammino. È piuttosto un richiamo alla consapevolezza: partire non è sempre sinonimo di emancipazione, così come restare non è necessariamente segno di rassegnazione.
In un mondo che tende a semplificare, questa voce restituisce complessità, e con essa dignità.
Da www.gruppolaico.it -
Fu uccisa mentre transitava lungo il viale dell’ospedale Maggiore a Milano, da una raffica di mitra sparata da un camion carico di soldati tedeschi in fuga e incappati in un posto di blocco partigiano. Stella rimase illesa.
Il Comando Generale delle Brigate Garibaldi assegnò a Lia la Medaglia d’oro alla Memoria.
A CASA CERVI
La Festa del 25 aprile a Casa Cervi è il più grande evento pubblico organizzato dall’Istituto Alcide Cervi insieme alla Pastasciutta Antifascista del 25 luglio. Negli ultimi anni hanno preso parte grandi nomi del mondo della politica, delle istituzioni, della cultura e della musica. Sono migliaia i visitatori che, da tutta Italia, arrivano per celebrare insieme a noi la Festa della Liberazione.
V E D I :
- Da Legambiente Maratea Facebook -
- Da Comune di Maratea - Albo pretorio online -
IL SINDACO
Maratea, 23 aprile 2026
IL SINDACO
F.to Avv. Cesare Albanese
La Giornata Mondiale della Terra si celebra annualmente il 22 aprile per sensibilizzare sulla salvaguardia del pianeta, istituita il 22 aprile 1970 negli USA in risposta a un grave disastro petrolifero in California.
Fu lanciata dal senatore Gaylord Nelson per mobilitare l'opinione pubblica contro l'inquinamento, la deforestazione e le crisi ambientali.
La Città Eterna compie 2779 anni.
Secondo la tradizione riportata da Marco Terenzio Varrone, fu Romolo a fondare Roma il 21 aprile del 753 avanti Cristo.
"Non sono un critico d'arte, ma trovo che i quadri che Ferdinando Tasca ha dipinto grazie a una sua tecnica speciale, ed espone in alcuni vicoletti del Centro storico di Maratea, siano di una bellezza unica. Oserei dire di una bellezza artistica che più intensa e perfetta di così non sembrerebbe possibile. Tale che un paese, una comunità, dovrebbe celebrarla come uno dei suoi frutti migliori. Ma come mai, invece, i quadri stanno quasi nascosti dentro vicoli angusti come se si trattasse di oggetti mal sopportati e perfino sgraditi? Ma se un pittore di grande valore viene trascurato e dalla sua comunità quasi ignorato, non è la comunità stessa a dare di sé un pessimo giudizio?"
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Mi è recentemente capitato di leggere questo "Pensiero" e penso di poter affermare che, nel caso di specie, non ha tutti i torti Gian Carlo Marchesini, attento, spesso critico osservatore della società marateota e confesso che, da coetaneo di Ferdinando Tasca (nati entrambi a Maratea nel 1951 e qui da sempre residenti), ho ritenuto di dovergli riservare, nel mio piccolo, la meritata attenzione, se pur tardiva, con diretto riferimento al suo percorso artistico, proposto all'attenzione del Centro culturale "Josè Mario Cernicchiaro".
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Nella foto, da sinistra: Gaetano Tasca, Giuseppe Iaria, Giuseppe D'Alascio e Ferdinando Tasca.
Di seguito scatti fotografici in www.calderano.it :
Mostra pittorica Ferdinando Tasca - 26.06.2011
- Da www.gruppolaico.it -
IL DOVERE DELLA MEMORIA: 19 aprile. Il filosofo educatore.
Quando
l’interesse privato diventa sistema pubblico
Gaetano FIERRO
UNA DISTORSIONE SILENZIOSA
Ci sono fenomeni che non fanno rumore, ma cambiano profondamente la struttura di un Paese.
Non si impongono con la forza. Non arrivano con dichiarazioni ufficiali. Si insinuano lentamente, fino a diventare normalità.
Il familismo è uno di questi.
Per lungo tempo è stato raccontato come un tratto culturale, quasi una forma di protezione naturale:
la famiglia come rifugio, come rete di sicurezza, come primo luogo di fiducia.
Ma quando la protezione diventa chiusura e la fiducia si trasforma in esclusione, si compie una distorsione.
E quella distorsione, col tempo, si è evoluta.
DALLA FAMIGLIA AL SISTEMA
Fino a qualche decennio fa, il familismo era circoscritto. Agiva dentro i confini della famiglia, orientando scelte, opportunità, relazioni. Era già un limite, perché sostituiva il merito con l’appartenenza, la competenza con la prossimità.
Ma oggi non siamo più lì. Il familismo ha fatto un salto di qualità. Non è più solo un comportamento sociale. È diventato un modello organizzativo. Si è spostato dalle dinamiche private alle strutture pubbliche. E lì ha trovato terreno fertile.