OMAGGIO ALLA MEMORIA E LUNGIMIRANZA DEI PADRI COSTITUENTI.
- Da www.quirinale.it -
OMAGGIO ALLA MEMORIA E LUNGIMIRANZA DEI PADRI COSTITUENTI.
- Da www.quirinale.it -
Ringrazio i Presidenti delle Camere per aver assunto l’iniziativa di rendere onore – alla presenza dei Presidenti del Consiglio di ministri e della Corte costituzionale - alle donne e agli uomini che, nella Assemblea Costituente – in questa Aula, dove si svolsero i suoi lavori - seppero dare forma alla libertà e alla democrazia degli italiani, all’indomani del referendum che scelse la Repubblica come ordinamento dello Stato, e furono capaci di garantirne l’indipendenza.
Il percorso, il progresso che l’Italia repubblicana ha compiuto in questi decenni è motivo di orgoglio per il popolo italiano e, insieme, testimonianza della saggezza e lungimiranza che le madri e i padri della Costituzione seppero esercitare in quella svolta della storia.
Non fu agevole la strada che condusse al referendum e alla elezione della Assemblea Costituente il 2 giugno del 1946.
Fu un prezzo alto quello che consentì agli italiani di conquistare il diritto di dettare le regole della propria convivenza civile dopo la dittatura e la guerra.
Lo pagarono i partigiani, le popolazioni sottoposte alle vessazioni naziste e della Repubblica di Salò, i militari lasciati allo sbaraglio e poi partecipi dello sforzo di restituire onore alla Patria con il Corpo Italiano di Liberazione e con gli oltre 600.000 militari internati in Germania, con il loro rifiuto di porsi al servizio dei nuovi invasori. Lo pagarono gli italiani di origine ebraica avviati ai campi di sterminio e quelli che nella Brigata Ebraica e nelle formazioni partigiane parteciparono alla Liberazione dell’Italia e alla costruzione di una nuova società che non vedesse l’oppressione dell’uomo sull’uomo.
V E D I :
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| Statua di Orazio a Venosa, opera di Achille D'Orsi (1898) |
- Da https://www.quotidianodelsud.it/basilicata/ -
"VENOSA, mozione respinta Mussolini resta ancora cittadino onorario".
Alessia Giammaria | 20 Giugno 2026 11:07
Venosa, mozione respinta mussolini resta ancora cittadino onorario. Il consiglio comunale non ha revocato il provvedimento del 1924. Cgil: «Occasione persa nella città di Orazio».
"VENOSA (POTENZA) – Nella città che diede i natali a Quinto Orazio Flacco, il poeta della misura e della libertà intellettuale, la storia del Novecento torna a spaccare le istituzioni locali. Il consiglio comunale di Venosa ha respinto la mozione, presentata dalla consigliera di opposizione Marianna Iovanni che chiedeva la revoca della cittadinanza onoraria conferita a Benito Mussolini nel maggio del 1924, a ridosso del tragico assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti. Il voto dell’aula ha confermato un’onorificenza risalente a oltre un secolo fa, scatenando l’immediata e dura reazione dello Spi Cgil e della Camera del Lavoro di Venosa. Per i sindacati si è trattato di un grave passo indietro sul piano dei valori.
V E D I in www.calderano.it :
Luigi De Magistris - Attuare la Costituzione - domenica 21 giugno 2026
V E D I :
LORENZO DI NAPOLI
SCHEGGE N. 5 LE DIVERSE POSIZIONI TRA SCIENZA E CHIESA FINO A LEONE XIV
N. 6 LE GRANDI RIVOLUZIONI (in preparazione)
N. 7 PARALLELISMO TRA LEONE XIII E LEONE XIV. INTELLIGENZA ARTIFICIALE E LAVORO. (in preparazione)
N. 5) LE DIVERSE POSIZIONI TRA SCIENZA E CHIESA FINO A LEONE XIV (sintesi)
Opportuno rivedere, sempre in ima sintesi, il succedersi dei Papi che si sono maggiormente distinti per essere contrari o favorevoli all’innovazione negli ultimi duecento anni.
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Contrari all’innovazione |
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Gregorio XVI (1831/1846). Ebbe a temere che la modernità potesse distruggere la fede |
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Pio IX (1846/1878). Papa all’epoca della Repubblica Romana. Tornato a Roma, si chiuse in sé stesso dopo aver perso lo Stato a seguito dell’Unità d’Italia. Condannò il progresso, il liberalismo e la civiltà moderna. |
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Pio X (1903/1914). Al contrario del suo predecessore, ebbe a temere il modernismo, ritenendo che la scienza e la filosofia potessero svuotare la fede. |
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Favorevoli all’innovazione |
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Leone XIII (1878/1903). Capì che la rivoluzione industriale andava regolata non fermata, aprì ai lavoratori consentendo i primi sindacati (bianchi); difese il salario, la dignità del lavoro aprendo la Chiesa al mondo moderno con l’enciclica Rerum Novarum |
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Pio XI (1922/1939) recupera lo Stato Vaticano grazie ai Patti Lateranensi. La piccola scienza allontana da Dio, la grande scienza riporta a lui. Fondò l’Accademia Pontificia della Chiesa. |
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Giovanni XXIII (1958/1963). Mise il Vaticano in contatto con il mondo. Volle la Chiesa in dialogo con il mondo e non arroccata su sé stessa, fu favorevole ad aggiornarsi col tempo. |
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Giovanni Paolo II (1978/2005) riabilitò Galileo. Affermo che fede e scienza non si contraddicono, è stato il primo Papa ad usare Internet. |
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Benedetto XVI (2005/2013), teologo, difese il ruolo della ragione, parlò di etica della scienza. |
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Francesco (2013/2025) dialogò di lavoro e di Intelligenza Artificiale (AI), affrontò clima e tecnologia; a proposito dell’AI affermò che deve restare strumento non padrone. |
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Leone XIV (2025/oggi), al pari di Leone XIII sta affrontando con determinazione la Rivoluzione digitale in corso, affrontando direttamente il problema del lavoro. L’AI è la sfida del secolo per la difesa della dignità dell’essere umano. Vuole unire la dottrina sociale al mondo digitale. Il centro resta sempre Dio, ma cambiamo il linguaggio per arrivare all’uomo di oggi. Ha pubblicato l’enciclica Magnifica Humanitas. |
La Chiesa non ribalta le basi ma le rilegge per restare fedele al mondo che cambia, il centro è sempre Dio, ma cambia il modo di parlarne “mettendosi al passo con i tempi”.
- Da Ulderico Pesce Facebook -
QUESTA MATTINA A MARATEA - Villa Tarantini.
"Prevenzione e sicurezza non solo scelta sanitaria ma atto di responsabilità collettiva per un futuro sano e sostenibile".
- Da Nessuno Tocchi Caino newsletter <noreply@nessunotocchicaino.it> del 20/06/2026 -
LA STORIA DELLA SETTIMANA
IL CARCERE È IN COMA E LA MALATTIA SEMBRA IRREVERSIBILE. SALVIAMO ALMENO DOMENICO PAPALIA DALLA MORTE PER PENA.
L’autore di questo articolo è il biografo di famiglia di Giovanni XXIII, il “Papa buono”, suo prozio. È iscritto anche a Nessuno tocchi Caino, come Domenico Papalia, che ha conosciuto in qualche colonia penale del nostro Paese. Insieme a Gabriele Moroni, Emanuele ha curato il libro “Una suora all’inferno”, un florilegio straordinario di lettere inviate dai carcerati a suor Gervasia Asioli, la “mamma dei detenuti”, come la chiamavano in tanti, detenuti comuni e detenuti speciali, gli uni e gli altri testimoni della spiritualità e umanità che possono albergare nelle celle italiane.
A suor Gervasia
si è rivolto anche Domenico Papalia, “una persona affidabile sulla cui lealtà a
seguire dettagliatamente le giuste imposizioni della legge non ci sia da
dubitare”, ha scritto di lui la religiosa in una lettera del 1991 al tribunale
di Sorveglianza di Brescia. Una sorta di “amicus curiae” che, dopo trentacinque
anni, è ancora più attuale, in attesa della riunion e ormai vicina di un altro
tribunale di sorveglianza chiamato a decidere se i suoi 81 anni di età e i 60
di pena espiata, che nel corso del tempo è diventata anche pena corporale,
siano compatibili con lo stato di detenzione. S.D.
Emanuele Roncalli*
Il sistema penitenziario è al collasso. Il carcere è in coma. E la malattia sembra irreversibile. Per carità, non buttiamo via il bambino con l’acqua sporca, ma le accorate e reiterate domande che escono da questo mondo claustrofobico, fatto di gabbie su cui si accendono i riflettori a intermittenza, restano da tempo immemore senza risposte adeguate.
- Da Comune di Maratea Facebook -