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Paola Presciuttini, Trotula, la storia della prima donna medico d’Europa – Un viaggio emozionante tra medicina, coraggio e libertà
d’Europa
Autrice: Paola Presciuttini
Editore: Marlin (Cava de' Tirreni), 2025
Pagine: 480, Brossura
Prezzo di copertina: € 19,90
«Trotula»
è forte e coraggiosa, pronta a sfidare le tradizioni e a frequentare
una scuola dove non c’è neanche una donna. Diventa medica, aiuta le
donne a partorire, conosce la medicina dal punto di vista scientifico,
ma si fida anche dei consigli di un’esperta erborista.
Paola Presciuttini, per presentarcela, parte da lontano, la immagina bambina, circondata dall’affetto del padre Ruggero, della madre Ginestra, della fedele Iuzzella, che la seguirà con affetto materno e dedizione quando si sposerà e avrà tre figli.
Paola Presciuttini, per presentarcela, parte da lontano, la immagina bambina, circondata dall’affetto del padre Ruggero, della madre Ginestra, della fedele Iuzzella, che la seguirà con affetto materno e dedizione quando si sposerà e avrà tre figli.
L’aspetto assai particolare di questo libro consiste nel fatto che siano tante voci a parlare, sempre in prima persona: Trotula racconta il terribile incidente in cui Iuzzella fu coinvolta, si descrive con semplicità, «mi piaceva camminare scalza sulla terra bollente, correre in punta di piedi fino a raggiungere il sollievo dell’ombra di un albero… non sarebbe stato difficile confondermi con la figlia abbandonata di una mendicante, una povera orfanella… le gamberelle ossute, le ginocchia sbucciate, i capelli sudati, la bocca resa appiccicosa dalle more che andavo mangiando con foga, i piedi scalzi, l’aria guardinga di un animale del bosco».
Poi è la volta di Gerardo, il giovane votato alla vita monastica e inviato dall’abate in persona a casa dei signori de Ruggiero come precettore della giovane Trotula, «per nutrire – pensò Trotula – la mia curiosità di sapere».
Trotula intuisce, ascoltando il colloquio tra sua madre e il frate, che, a sette anni, è arrivato il momento «in cui tutti, figli di nobili e di poveracci, lasciano i giochi dell’infanzia per studiare o lavorare… nel mio destino non c’era un lavoro, né un convento».
Passano gli anni, Trotula studia, legge il latino, segue gli insegnamenti della cuoca Carminella; muore il papa Benedetto VIII e poco dopo l’imperatore Enrico II, la città di Salerno si veste a lutto, suo padre conversa spesso con il precettore Gerardo, che consente alla giovanetta di ascoltare e poi di discutere con lui sul celibato, sulla simonia e sul diritto.
A Trotula interessa la scienza, ma si rende conto che i protagonisti di quanto legge sono sempre e solo uomini, «tutti d’accordo nel dire che la donna era solo origine di peccato e tentazione».
Segue la gravidanza della mamma, osserva le attenzioni del padre e le cure delle serve, ma il parto è complicato e donna Ginestra muore.
È a questo punto che Trotula decide di voler studiare per curare le donne; secondo Gerardo sembra «che la sua mente avesse cancellato il lutto per la morte della madre, per sostituirvi un’ansia di conoscenza delle ragioni che l’avevano provocata».
Il padre sa che in genere le figlie della nobiltà vengono educate in convento dalle suore, ma sa anche che Ginestra intuiva «cosa sarebbe stato meglio per nostra figlia… Era lei che aveva trasformato un buon guerriero in un uomo saggio», e dunque permette a Trotula di frequentare – accompagnata da Gerardo – la scuola di medicina, ben nota in altre terre oltre che a Salerno, per accedere alla quale era necessario aver studiato logica almeno per tre anni.
Trotula lo ha fatto, può vantare anche studi di grammatica, retorica, musica, astronomia e geometria.
È una donna che affronta con fermezza un mondo abitato da uomini, che non pensa al matrimonio, a differenza della cugina Udelberga confinata in convento…
Trotula, guidata dalla vecchia erborista Costanza e dalla saggia Iuzzella, mentre continua a studiare con la stessa passione, sviluppa un grande interesse per la cosmetica, altro modo per essere vicina alle donne e risolvere i loro problemi estetici.
Un giovane medico, Giovanni Plateo, si innamora di Trotula, si rivolge a suo padre per chiederne la mano, ma il signor de Ruggiero lo avverte: «…non è una donna da farsi domare con tanta facilità… l’unica cosa da fare è chiedere il suo parere. Se lei dovesse accettare, vi assicuro che non mi opporrò alla vostra unione».
Iuzzella dice che «era la sposa più bella che si era mai potuto vedere… Ha la forza di una cerva reale. E ride e parla. Discute coi maschi e batte pure il pugno sul tavolo quando non è d’accordo. Non ho mai conosciuto una femmina così, bella come la più bella delle femmine, e col cervello di un mascolo dentro la testa».
La Scuola Medica Salernitana cresce, arrivano altre donne a frequentarla, Giovanni fa carriera, Trotula diventa medicus «e poi, con gli anni, a Dio piacendo, sarei potuta addirittura diventare magistra».
Dal matrimonio nascono tre figli, Ruggero, Giovanni e Matteo; Trotula assiste la principessa Gemma, moglie del principe Guaimaro, durante il parto, fa nascere Sichelgaita, Giovanni e Gilulfo, cura tanti malati e di sera prende i suoi bambini e insieme vanno alla marina a nuotare.
Inoltre, si occupa dell’alimentazione del padre, va alla ricerca del precettore diventato un eremita, rivede il fratello che lei ha considerato causa della morte della mamma, assiste Iuzzella nel momento del trapasso, accoglie Gerardo ormai vecchio e malato nella sua casa, con lui riesce a parlare di tutto, ma suo marito teme questa intimità.
Nulla è più come prima, i figli ne soffrono, Gerardo si allontana di nuovo, sa di essere la causa del disaccordo fra i coniugi, forse ha fatto male a far studiare ed emancipare Trotula, «le donne vengono tenute lontane dal sapere: perché non conoscono la differenza tra il bene e il male e il senso del limite… La donna deve essere obbligata all’umiltà… dando a Trotula gli strumenti che avrei dato a uno studente maschio, ho creato un mostro che sta distruggendo se stesso».
Trotula cambia vita, diventa una reietta, viene ignorata dai più e invocata dalle partorienti; muore suo padre, rifiuta di perdonare il marito, si allontana dai figli, uno diventato cavaliere e i due più giovani valenti medici, adotta la piccola orfana Nunzia, vede i normanni transitare in città, i medici arabi interagire a fatica con i colleghi cristiani, riprende a frequentare la scuola salendo in cattedra e parlando con competenza e convinzione agli studenti - fra i quali sono presenti anche i suoi figli minori - che in un primo momento la disprezzano.
Ai giovani Trotula propone «nuove possibili questioni da risolvere. Il futuro della medicina è nelle loro menti».
Il tempo passa, i rancori si allentano, Trotula torna a vivere con suo marito, lei magistra, lui priore. Guiscardo il normanno conduce a Salerno papa Gregorio VII, Trotula va a visitarlo, lei che ora cammina a fatica, mentre c’erano per strada «donne che s’inginocchiavano a baciarle la mano, padri che innalzavano a lei i bambini perché li accarezzasse… il popolo la amava perché aveva salvato molte delle sue donne dalla morte e portato al mondo centinaia di bambini. La nobiltà la rispettava come medico personale della principessa…».
Infine, come per tutti, anche per Trotula, finalmente serena, arriva la morte.
Secondo la leggenda il funerale della Mulier Salernitana Trotula de Ruggiero fu seguito da un corteo funebre di ben tre chilometri.
Luciana Grillo - l.grillo@ladigetto.it
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