Dantedì 2026
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Dopo la prematura morte di Beatrice, Dante continua a frequentare alcune donne…
Dopo la prematura morte di Beatrice, Dante continua a frequentare alcune donne…
"Alla fine del 1200 Firenze era in una fase di grande sviluppo
economico: più popolosa di Londra e di Amburgo, contava nel 1260 circa
75.000 abitanti e 95.000 nel 1300.
Era ricca soprattutto grazie
all’industria della lana. Le chiese erano 110, i conventi 24, ospitavano
le Spose di Cristo, tanto numerose forse anche perché lo Sposo mistico
non pretendeva la dote; gli ospedali erano 30 e offrivano 1.000 letti; i
forni erano 46, i medici 60, i cambiatori (agenti di cambio) 80, i
notai 600 e i giudici circa100.
La popolazione adulta e
impegnata in un’attività lavorativa era inquadrata nelle Arti, una sorta
di corporazioni: maggiori, medie e minori.
Il governo della città era nelle mani degli iscritti alle arti maggiori, dotati di buona posizione economica.
Dante,
il cui vero nome era Durante, figlio di un cambiatore abbastanza
benestante, nato nel 1265, perde la madre Bella degli Abati da bambino e
cresce con la matrigna Lapa di Chiarissimo Cialuffi, che ha altri
figli.
Iscritto all’arte dei medici e speziali, Dante diventa
uno dei 6 Priori, in carica per 2 mesi, durante i quali i Priori abitano
nello stesso palazzo, in una specie di clausura, senza contatti con i
cittadini che era possibile incontrare soltanto durante le udienze
pubbliche.
A Firenze Dante è conosciuto come un abile rimatore, di
sentimenti democratici, tanto da battersi per chiedere il diritto di
voto per tutte le corporazioni di mestiere, anche le più umili.
Si
racconta che avesse un carattere impulsivo, per cui distrusse gli
strumenti di un fabbro che canticchiava (male) una sua composizione, la
sua «roba», cioè la poesia, sua unica ricchezza.
Si innamora,
secondo una consolidata tradizione, di Beatrice a 9 anni, la rivede a 18
vestita di bianco, scortata da due donne anziane… ma è già promesso a
una vicina di casa, Gemma Donati, con regolare contratto stipulato nel
1277.
Comunque, segue Beatrice in chiesa, ma dopo un certo tempo,
avendo conquistato la fama di donnaiolo, Beatrice gli toglie il saluto.
Dopo
la prematura morte di Beatrice, Dante continua a frequentare alcune
donne… perciò nell’Inferno, quando incontra Paolo e Francesca, sviene
perché – dicono i maligni – teme che possa toccargli la stessa sorte.
Come
i suoi colleghi poeti, che scrivevano liriche popolate di madonne
cortesi e di fanciulle leggiadre, Dante sapeva stare in chiesa con i
santi e in taverna con i ghiottoni. In chiesa sposa Gemma Donati, non
ricchissima, ma più ricca di lui, che - secondo Boccaccio - «una volta
da lei partitosi, che per consolazione dei suoi affanni le era stata
data, né mai dove ella fusse volle venire, né sofferse che dove egli
fusse, ella venisse giammai».
In realtà Gemma sapeva che già prima di lei Dante aveva due amori: Beatrice e la politica.
Per Beatrice, Dante ha scritto la Commedia, per Gemma un silenzio tombale.
Un
silenzio assoluto riserva anche alla madre, Gabriella detta Bella, di
cui si sa poco: forse era di origine pisana, di un’importante famiglia
ghibellina.
Silenzio anche sulla figlia Antonia, suor Beatrice,
domenicana, che probabilmente raggiunse Dante a Ravenna e visse nel
Monastero di Santo Stefano degli Ulivi.
Dante frequenta altre donne,
nelle sue peregrinazioni; ha incontrato Gherardesca, figlia del conte
Ugolino, e Manentessa, figlia di Buonconte da Montefeltro, capo
ghibellino morto nella battaglia di Campaldino.
Si dice che
Gherardesca gli abbia chiesto di scrivere una lettera a Margherita,
moglie dell’imperatore Arrigo 7° perché, dice lo stesso Dante, «era più
svelta di lingua che di penna».
Sia Gherardesca che Manentessa erano
imparentate con i conti Guidi, accusati di possedere una zecca
clandestina. Uno dei Guidi, Aghinolfo, aveva sposato una figlia di Paolo
Malatesta, ucciso insieme alla cognata Francesca.
Manentessa
frequentava assiduamente un frate e Dante suggerì al marito Guido di
stare attento, ma lui rispose che si fidava del frate.
Si dice
che nel Casentino una donna «gozzuta» avesse conquistato Dante, anzi
esiste una confessione che Dante scrive al marchese Moroello Malaspina,
in cui, dopo essersi scusato per il lungo silenzio, lo informa di essere
stato colpito come da una folgore: «Come al baleno succede il tuono,
così, appena vidi la fiamma di questa bellezza, il Dio Amore, tremendo e
imperioso, si impadronì di me… Così regna Amore in me, non
resistendogli alcuna virtù». Pare di capire che se anche i Neri avessero
revocato il bando, non sarebbe tornato a Firenze… «amor di donna vince
amor di patria».
A Lucca, altra donna, altro amore. Verso il
1309 Dante conosce una gentildonna, si chiama Gentucca, moglie di
Buonaccorso Fondora; si frequentano tanto che al poeta riesce piacevole
la città che era in prima fila nella lunga graduatoria delle sue
antipatie e che lui ha definito nel XXI canto dell’Inferno «nido di
barattieri».
Raccontano che a Padova incontrò Giotto, impegnato ad
affrescare la Cappella degli Scrovegni: «il sagrestano andò ad avvertire
Giotto che voleva sapere chi fosse, perciò chiese come fosse vestito
(«Porta una larga tunica rossa, un berretto simile al vostro, ha il naso
a punta, un principio di gobba sopra il collo») e quale accento avesse:
«Se non sbaglio – rispose il sagrestano – deve venire dalle vostre
parti, perché parla con l’asma e dice hasa, hane, havallo».
A quel punto, Giotto saltò dall’impalcatura e, ancora sporco di colore, si precipitò ad abbracciarlo.
Poi
lo invitò a casa sua, gli presentò la sua famiglia (la moglie Gilda e i
quattro figli, che Dante trovò brutti, «un capolavoro dell’orrido»).
Prima
Dante fece i complimenti a Gilda per la bella famiglia, poi chiamò
Giotto in disparte e gli chiese: «Come mai, tu che fai affreschi così
belli, hai figli così brutti?».
Pare che Giotto, sorridendo, abbia risposto: «Perché gli affreschi li faccio di giorno…».
Luciana Grillo
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