sabato 9 maggio 2026

IL CASO GARLASCO TRA PALAZZI DI GIUSTIZIA E.....CIRCO MEDIATICO

IN  ATTESA  DI  POSSIBILE  REVISIONE  PER  ALBERTO  STASI,  UN  NUOVO  MOSTRO  SENZA  PROVE  E  CON  RISCHIO  DI  SUGGESTIONE...

-  Da   https://www.ildubbio.news  -

IL  CASO  GARLASCO

Delitto Poggi, si va verso un altro processo indiziario senza prove: movente basato sui soliloqui

Dalla perizia sul dna non attribuibile alla discussa "impronta 33": l'inchiesta su Andrea Sempio punta tutto su un presunto movente sessuale. Ma senza arma del delitto né testimoni, il rischio è che si tratti solo di un nuovo capitolo del circo mediatico

Sarà un processo indiziario, se il giudice per le indagini preliminari accoglierà la richiesta di rinvio a giudizio che la procura di Pavia si accinge a presentare nei confronti di Andrea Sempio, per l’omicidio di Chiara Poggi, con aggravanti da ergastolo. Negli ultimi giorni, mentre infuriava il circo mediatico nell’attesa della discovery degli atti d’inchiesta e le ultime audizioni del fratello e delle cugine della vittima, si è capovolto il quadro accusatorio. Sempio non è più l’indagato (non ancora imputato) in concorso con altri o con Alberto Stasi

 

Il fidanzato di Chiara, finora unico colpevole da sentenza, esce di scena a Pavia e si prepara a presentare la richiesta di revisione. La terza, dopo quella con risultato negativo della Corte d’appello di Brescia e la pronuncia della Cassazione. Cui occorre aggiungere gli esiti negativi dei due ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo. La procuratrice generale di Milano, Fancesca Nanni, già sollecitata dal capo degli uffici dell’accusa di Pavia, Fabio Napoleone, ad attivarsi in quella direzione, ha già fatto osservare che la revisione va richiesta “solo in casi eccezionali”. In un’intervista al Giornale di un anno fa, la magistrata ricordava che “per chiedere la revisione di un processo penale che si è concluso con una condanna definitiva, servono nuove prove. Ed è necessario qualcosa di decisivo, oltre che di nuovo, perché ovviamente si valuta anche la qualità della prova”. Ma escono dal quadro accusatorio anche altri eventuali complici. Si è parlato molto, sul piano mediatico, ma non solo, delle cugine gemelle Cappa, ma soprattutto del fratello di Chiara, nonché amico di Sempio, Marco Poggi. Si è radiografata la sua presenza in montagna, dove era in vacanza con i genitori, quando quel 13 agosto del 2007 Chiara fu assassinata. Qualche fogliaccio si è spinto a calcolare chilometraggio e tempi di percorrenza tra Garlasco e le Dolomiti per verificare se il ragazzo avesse in qualche modo partecipato al delitto. Si è detto di un suo rapporto omosessuale con Sempio. Anche i carabinieri di Milano, che il procuratore Napoleone ha preferito come collaboratori rispetto ai colleghi di Pavia, ci hanno messo una vera unghiata, definendo Marco Poggi, dopo averlo sentito come persona informata sui fatti per tre volte in un anno, come un testimone “ostile”. Non hanno detto esplicitamente “reticente”, ma ci sono andati vicino. «Per rispetto istituzionale -hanno scritto ieri i legali della famiglia Poggi, Francesco Compagna e Gian Luigi Tizzoni in un comunicato molto duro - abbiamo sempre evitato di esternare pubblicamente le ragioni per le quali la famiglia Poggi ritine che le attività di indagine compiute dai carabinieri della stazione di Milano Moscova siano state gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti giornalistici». I genitori e il fratello di Chiara lamentano anche il fatto che alcuni loro familiari siano stati intercettati. La nostra colpa, scrivono, «sembra esser stata quella di aver partecipato attivamente a un processo penale conclusosi con la condanna irrevocabile di Alberto Stasi consacrata dalla suprema corte di cassazione, e di non credere in alcun modo al coinvolgimento di Andrea Sempio».

È indubbio comunque che stiamo assistendo a una sorta di trionfo di Alberto Stasi. I carabinieri di Milano e i procuratori di Pavia hanno lavorato in suo favore. Del resto, se si è arrivati a chiedere (prossimamente) il rinvio a giudizio di Andrea Sempio, su cui poi vedremo come si comporterà il giudice delle indagini preliminari, lo si deve ai difensori del fidanzato di Chiara e alla denuncia di sua madre. Sono state le indagini difensive di quel pool di avvocati con l’aiuto di un investigatore privato e il “furto” di una tazzina di caffè e una bottiglietta di acqua minerale a portare la consulenza in procura. Dopo un primo fallimento del tentativo per la pronuncia negativa del gip nel 2017, ce ne erano stati atri due nel 2024, fino a quando la Cassazione aveva accolto la nuova ipotesi. Si era così arrivati ad Andrea Sempio, al Dna sulle unghie di Chiara e in seguito a un altro indizio di tipo “tecnico”, con la famosa “impronta 33” sul muro che portava alla cantina, proprio prospiciente le scale dove era stato gettato il corpo di Chiara. Due indizi che qualunque bravo avvocato in un eventuale dibattimento porterebbe a sbattere contro un muro. Per azzerare l’indizio del Dna è sufficiente la perizia della genetista Denise Albani, nominata dalla gip Daniela Garlaschelli, la quale ha stabilito che quel materiale “non è attribuibile” a nessuno, ma solo compatibile alla linea maschile della famiglia Sempio, come ad altre. Quanto alla “impronta 33”, il colore rossastro non indica sangue, ma è la tinta dell’acido reagente usato dai tecnici per l’esame. Inoltre quell’intonaco non esiste più, è rimasta solo una foto. Un po’ poco anche come indizio. Poco rilevante quindi la sua paternità, visto che quel giorno l’assassino aveva le mani sporche di sangue, e difficile stabilirne la data. È per questo che la procura negli ultimi tempi ha dovuto puntare le proprie carte sul movente che avrebbe spinto l’ex ragazzino che frequentava casa Poggi a uccidere Chiara. Movente sessuale, quello che non è stato contestato neppure ad Alberto Stasi tra i famosi sette punti che hanno costituito gli indizi “gravi precisi e concordanti” con cui è stata motivata la condanna a sedici anni di carcere, con il sistema del processo abbreviato. Senza aggravanti, che invece la procura di Pavia vorrebbe venissero contestate a Sempio. Il movente passionale dà anche un’interpretazione mirata alle telefonate che il ragazzo aveva fatto la settimana precedente l’omicidio per chiedere quando sarebbe tornato l’amico Marco dalla montagna. Si interpreta il soliloquio, in cui l’indagato, solo in un’auto piena di cimici, faceva il verso a qualche trasmissione tv, imitando anche la voce di Chiara mentre lo mandava al diavolo con le sue richieste, in versione sessuale. “Spunta” (il verbo preferito dai cronisti quando non sanno o non vogliono citare la fonte) un po’ di tutto, in questi giorni, dalle captazioni che ci riportano la voce di Sempio. Anche la possibilità che lui, sempre parlando da solo, un po’ pazzerello, abbia detto di aver “visto il sangue”. Ma dove? In tv, ovviamente. Diversamente, avremmo risolto il caso, con la confessione dell’assassino. Ma quei sette indizi “gravi precisi e concordanti”, a partire dall’assurdo racconto di come avrebbe trovato il corpo di Chiara senza mai sporcarsi le scarpe sul pavimento pieno di sangue, che avevano inchiodato Alberto Stasi, sarebbero dunque superati da un’inchiesta che pare una vendetta di un ragazzo contro un altro, e che avrebbe trovato il movente ma non un fatto né un testimone o un’arma?

Nessun commento:

Posta un commento