Nel silenzio totale di tutte le forze politiche e partitiche da giorni, sui social e su qualche quotidiano viene riportato con giusta riprovazione, per non usare termini più forti ma più adeguati, un passaggio contenuto nel dossier “Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne”.
Lo si riporta integralmente, quel passaggio, perché rimanga scolpito nelle coscienze di tutti e perché contenuto in un documento previsto dal D.L. Governativo n°124/2023:
“Obiettivo 4: Accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile.
Un numero non trascurabile di Aree interne si trova già con una struttura demografica compromessa (popolazione di piccole dimensioni, in forte declino, con accentuato squilibrio nel rapporto tra vecchie e nuove generazioni) oltre che con basse prospettive di sviluppo economico e deboli condizioni di attrattività. Queste Aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza ma non possono nemmeno essere abbandonate a sé stesse. Hanno bisogno di un piano mirato che le possa assistere in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento in modo da renderlo socialmente dignitoso per chi ancora vi abita”.
Il dossier, fino a quella famigerata pagina, riporta con dovizia di dati ed analisi la drammatica situazione delle aree interne. Alcune soluzioni prospettate per fare da argine a questo fenomeno sono condivisibili, altre no e sicuramente non ne sono inviduate altre ed alternative. In definitiva è un dossier che contiene molte contraddizioni ma tutto faceva presagire che si dovevano trovare le giuste soluzioni per tutte le realtà urbane. Ed invece in quella “pagina 45” di fatto si annuncia e si disciplina “il fine vita”, se non si è capito male, per 3834 piccoli comuni che hanno una popolazione complessiva, ad oggi, di circa 13.000.000 di cittadini italiani. Strano che il termine fine vita venga, di fatto, adottato per il destino di tanti comuni ma poi diventi urticante quando sono in ballo i diritti di ogni cittadino. Bene, possiamo dire che nelle previsioni della politica nazionale per i prossimi anni si prevede la trasformazione di quasi il 50% dei comuni italiani in altrettante RSA.










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