...IN POESIA
IL CASTELLO DI LAGOPESOLE
di Letizia Labanchi
Giunsi al Castello
al tramonto
nella limpida luce
d'un pomeriggio d'estate.
Eran meco
cavalieri cortesi,
damigelle, poeti,
e bellissime dame
co' lor paggi leggiadri.
Il Castello s'ergeva
là, sul poggio, solenne,
del color della pietra
contro il cielo sereno
e parlava di forza,
malinconico e austero,
di potenza, di gloria.
Nell'ingresso profondo
sotto l'arco robusto
eran uomini d'arme:
-un vociare confuso
d'una lingua lontana
che nessuno comprende
più ormai-
ma calato era il ponte
levatoio ed offriva
l'ospitale saluto
de' superbi signori.
Nel cortile spazioso
quache donna era al pozzo
e un cavallo bardato
attendeva in un canto
impaziente e batteva
sul selciato le zampe
con lo zoccolo forte.
Occhieggiavano
dalle eleganti bifore
bionde fanciulle
dallo sguardo altero;
ma un improvviso fluttuar di veli
solo rispose
al nostro
sorridente saluto.
E fummo avvolti
dall'aura densa di secoli andati
che d'intorno aleggiava.
Un suon di corno
rimbombava tra' monti;
certo a la caccia
intento il Sire
ne' dintorni sostava.
Ascoltammo sospesi:
...veniva dalle stanze
della Regina
mesto
suo di mandòle,
e là nella Cappella
salmodiavano i frati in sulla sera?
...salutavano il vespero vermiglio
squilli di tromba...
tocchi di campana...?
Guardammo la gran Torre
volta al sole, massiccia,
e guardammo la valle:
...il sol calava
sull'ampio piano
e dalle spighe d'oro
co'suoi raggi infuocati
un barbaglio traèa
d'antiche spade.

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