domenica 4 ottobre 2026

LA GRANDE LUCANIA OGGI

     


                                            GAETANO  FIERRO

 

*Mitopoiesi del Presente*

*Quattro cantieri culturali per raccontare la Grande Lucania che nasce oggi*

 

*Premessa*  

Una regione non vive soltanto nei suoi ricordi

La Grande Lucania non 

è soltanto quella che siamo stati. È anche quella che, con fatica 

e inventiva, stiamo diventando. 

Ogni paese possiede 

un patrimonio di storie 

da custodire; ma se la cultura guarda solo alle storie già concluse, rischia di chiedere 

ai luoghi di recitare 

per sempre la parte 

del proprio passato. 

Qui la proposta è diversa: prendere un fatto del presente, dargli forma pubblica e farne un appuntamento capace 

di tornare negli anni.

La Basilicata perde abitanti. Secondo 

il censimento Istat, 

al 31 dicembre 2024 

i residenti erano 530.004, 3.229 in meno rispetto all’anno precedente. 

Il dato non si corregge con una festa. Proprio 

per questo il progetto evita ogni promessa miracolosa: prova 

a rendere riconoscibili 

le scelte, le persone 

e le contraddizioni attraverso cui un territorio cerca un futuro. 

La Grande Lucania 

è qui una visione culturale condivisa, non una nuova delimitazione amministrativa. 

Il suo centro sono 

i paesi e le comunità che decidono di raccontarsi 

in prima persona.

 

*Il metodo  Trasformare un fatto in un rito pubblico*

 

Mitopoiesi significa costruzione di un racconto collettivo. 

Nel nostro caso non 

vuol dire inventare dati 

o dichiarare risolti 

i problemi. Si parte da 

una vicenda verificabile: una casa che torna 

a essere abitata, una scelta di lavoro, un’attività appena aperta, 

un paesaggio attraversato dall’energia. Le associazioni del luogo ascoltano i protagonisti, raccolgono le loro parole e costruiscono con loro un gesto pubblico: una consegna simbolica, 

un cammino, un incontro, una piazza che si riconosce in una storia nuova. Il rito ha senso soltanto se resta fedele alla realtà. Una casa 

vuota non diventa abitata perché viene mostrata una chiave. Un nuovo residente non rappresenta da solo l’inversione dello spopolamento. 

Una luce su una mappa non prova che un paese abbia superato 

le difficoltà della connessione. Il mito 

del presente nasce quando una comunità 

sa dare valore a un fatto vero senza gonfiarlo.

 

*Primo cantiere*  

*La Lucania vuota che si riempie*

 

Il Festival del Ritorno parte da una ferita visibile: le porte chiuse, 

le case inutilizzate, 

le strade in cui si conoscono le assenze. 

In uno o più borghi, un’associazione individua insieme ai proprietari 

un immobile disponibile 

e ne racconta la storia. 

Se esiste un accordo concreto per un nuovo uso, la consegna delle chiavi diventa il momento pubblico della giornata. Può riceverle un giovane, una famiglia, un’artista, un’impresa o chi abbia scelto davvero di stabilire lì una parte della propria vita. Quando non c’è ancora un’assegnazione, la casa si può adottare simbolicamente, dichiarando con chiarezza che l’impegno 

è cercarle un futuro 

e non che quel futuro 

sia già garantito. Intorno 

a questo gesto possono nascere visite, racconti degli abitanti e incontri con chi conosce gli ostacoli pratici del rientro: alloggi, servizi, lavoro, trasporti. Il protagonista non è soltanto chi torna da lontano. È chi apre 

una porta adesso, e chi rende possibile tenerla aperta domani.

 

*Secondo cantiere*  

*La Lucania che produce energia*

 

Il Cammino dell’Energia attraversa una Basilicata contemporanea: impianti, campi, infrastrutture, luoghi di lavoro 

e paesaggi trasformati. Un percorso pubblico, costruito con guide, associazioni, tecnici 

e abitanti, spiega che cosa si produce, come funziona un impianto 

e quali effetti vengono discussi nel territorio. Dove consentito, può includere una visita; altrove bastano punti 

di osservazione accessibili e materiali verificati. Sarebbe facile celebrare la pala eolica come un moderno mulino o presentare un giacimento come 

un monumento al progresso. L’immagine può incuriosire, 

ma non deve chiudere la discussione. Le domande su ambiente, salute, paesaggio, lavoro 

e benefici per le comunità devono trovare posto nel racconto, insieme ai fatti accertati e alle diverse posizioni. L’istituzione offre uno spazio serio 

di conoscenza; non chiede alle associazioni 

di fare propaganda né 

di simulare una neutralità che cancelli i conflitti. 

Un territorio diventa autorevole quando 

sa spiegare ciò che produce e sa ascoltare chi ne vive le conseguenze.

 

*Terzo cantiere*  

*La Lucania accogliente*

 

Le Nuove Radici è la festa di chi ha scelto il paese. 

In un borgo che possa indicare una storia concreta, la comunità invita una persona 

o una famiglia arrivata 

di recente, oppure chi 

vi è tornato, a raccontare perché ha deciso di vivere o lavorare lì. La scelta può aver generato una bottega, un’azienda agricola, uno studio; 

può anche essere ancora fragile, fatta di tentativi 

e adattamenti. Non serve trasformarla in una storia esemplare a ogni costo.

La provenienza non crea graduatorie di appartenenza. Un lucano di ritorno, una giovane 

di un’altra regione e una famiglia venuta da un altro Paese ricevono 

lo stesso ascolto, 

se desiderano partecipare. Accanto 

a loro parlano i vicini, 

la scuola, le associazioni e chi ha aiutato 

o potrebbe aiutare 

a restare. La festa mette in scena un’accoglienza concreta: 

non “sei arrivato, dunque il paese è salvo”, ma 

“hai scelto di esserci; vediamo che cosa possiamo costruire insieme”.

 

*Quarto cantiere*  

*La Lucania digitale e lenta*

 

La Notte delle Luci Connesse dà forma visibile a un legame che normalmente non si vede. In un borgo dove ci siano persone disponibili 

a partecipare, una piazza ospita una mappa delle città con cui lavoratori 

e professionisti del luogo collaborano. Ogni punto luminoso nasce da una scelta volontaria; nessun luogo di lavoro, nome, orario o rapporto professionale viene esposto senza consenso. Può essere una mappa 

di collegamenti raccontati dai partecipanti, non un tracciamento in tempo reale. La piazza resta illuminata e sicura: 

si spengono, se utile, soltanto luci sceniche dell’allestimento, non l’illuminazione pubblica. Lo schermo è facoltativo; una proiezione di piccole dimensioni o una mappa stampata possono servire meglio l’idea se le risorse sono limitate. 

Poi la tecnologia lascia spazio alle voci: che cosa rende possibile lavorare da un borgo? Che cosa manca ancora in termini di rete, mobilità, spazi 

e servizi? La lentezza 

non è isolamento e la connessione non è una promessa pubblicitaria. 

È la possibilità, da verificare nella vita quotidiana, di abitare 

un luogo senza smettere di partecipare al mondo.

 

*Come si realizza*  

 

Una regia leggera 

e impegni chiari

Il progetto può partire 

con quattro esperienze pilota, anche in paesi diversi. 

Un coordinamento culturale comune mette 

a disposizione il metodo 

e un’identità riconoscibile; ogni associazione locale sceglie la storia insieme 

ai protagonisti 

e costruisce l’evento 

con proprietari, operatori e soggetti competenti. 

Al Comune si chiede collaborazione per 

gli spazi e per quanto necessario sul piano organizzativo e autorizzativo. Prima 

di annunciare ogni data 

si verificano accessibilità, sicurezza, consensi, eventuali permessi 

e responsabilità.

“A costo zero per 

le amministrazioni” 

è un obiettivo di progettazione, non 

una proprietà automatica degli eventi. Richiede 

sedi e attrezzature già disponibili, contributi volontari realmente concordati e una copertura esterna 

per le spese inevitabili, comprese quelle legate 

a sicurezza, accessibilità e assicurazione. 

Se queste condizioni 

non ci sono, il format 

si ridimensiona oppure 

il costo viene dichiarato. Anche il lavoro delle associazioni va riconosciuto, senza far passare per gratuito ciò che ricade sulle persone.

Il risultato non si misura solo contando il pubblico. Dopo ciascun appuntamento si registra che cosa è accaduto davvero: un immobile rimesso in uso, 

un contatto avviato, 

un problema emerso, 

una collaborazione nata, un impegno assunto 

e poi mantenuto. 

Un breve resoconto pubblico distingue 

le azioni realizzate dalle intenzioni. Così la festa non diventa una fotografia destinata a sparire il giorno dopo.

 

*Dare una data al futuro*

 

La Grande Lucania merita di conoscere le proprie radici. Merita altrettanto 

di vedere, con lucidità, 

chi oggi sceglie 

di abitarla, lavorarla, attraversarla e cambiarla. Non chiediamo a quattro eventi di fermare 

lo spopolamento o di risolvere da soli i conflitti sull’energia. Chiediamo alle comunità di prendere parola sul proprio presente, con coraggio 

e senza trucco.

Se un paese consegna una chiave vera, accoglie una scelta vera, racconta un paesaggio senza censurarne le domande 

e accende una piazza intorno a legami reali, 

ha già compiuto un gesto culturale forte. Non avrà aggiunto semplicemente una sagra al calendario. Avrà dato una data al futuro, e qualcuno, 

il giorno dopo, dovrà aprire quella porta.

Riferimenti essenziali

Istat, Censimento 

della popolazione: 

dati regionali, anno 2024, scheda Basilicata: https://www.istat.it/comunicato-territoriale/censimento-della-popolazione-dati-regionali-anno-2024/

Regione Basilicata, Transizione energetica: via libera a due provvedimenti, 2025: https://www.regione.basilicata.it/transizione-energetica-via-libera-a-due-provvedimenti/

                                                                                Gaetano Fierro

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