Gaetano FIERRO
*LA BASILICATA HA SCELTO IL GRIGIO*
*Forse più che un grafico ci serve uno psicoanalista*
Ci sono luoghi che riescono a trasformare un colore in identità.
Nell’immaginario l’Irlanda è verde.
L’Italia è inseparabile dal suo tricolore.
Poi c’è la Basilicata.
Una terra che avrebbe soltanto l’imbarazzo della scelta e che sembra aver sviluppato uno straordinario talento per raccontarsi in grigio.
Ed è qui che, più che una riunione di esperti di comunicazione, potrebbe diventare utile una seduta psicoanalitica collettiva.
Perché la Lucania grigia non esiste.
Esiste il verde violentissimo dei boschi.
Il giallo del grano che d’estate trasforma le colline.
Il celeste del cielo e dell’acqua.
Esistono le terre bruciate dal sole, i calanchi, le montagne, i due mari, le pietre, i tramonti.
Abbiamo praticamente l’intero catalogo Pantone offerto gratuitamente dalla natura.
E noi?
Grigio.
*L’uomo che vide il colore*
Negli anni Settanta arrivò in Basilicata Franco Fontana.
Non venne a cercare soltanto la Basilicata che per decenni il resto d’Italia era stato abituato a vedere.
Quella della miseria.
Dell’arretratezza.
Del bianco e nero, non soltanto fotografico ma anche narrativo, dentro cui il Mezzogiorno era stato troppo spesso rinchiuso.
Fontana fece qualcosa di apparentemente semplice e culturalmente rivoluzionario: vide il colore.
Nel 1975 fotografò il paesaggio lucano trasformandolo attraverso il suo linguaggio in geometrie, campiture, gialli potenti, verdi profondi, cieli che non facevano da sfondo ma diventavano protagonisti.
Fontana non pretendeva di documentare tutta la Basilicata.
Faceva qualcosa di più radicale: rompeva il monopolio di una sola rappresentazione possibile.
Dimostrava che questa terra poteva essere guardata diversamente.
Il paradosso è che cinquant’anni fa servì anche lo sguardo di un uomo venuto da fuori per ricordarci che la Basilicata non era condannata al bianco e nero.
Non era soltanto ciò che aveva sofferto.
Era anche ciò che poteva diventare.
Cinquant’anni dopo
Ed eccoci qui.
Con un territorio che continua ad avere una forza cromatica impressionante e una narrazione pubblica che troppo spesso sembra avere paura di usarla.
Naturalmente il grigio non è un crimine.
Nello stesso stemma regionale l’argento, graficamente rappresentabile anche attraverso il grigio, convive storicamente con l’azzurro delle quattro onde che richiamano Basento, Sinni, Bradano e Agri.
Quindi nessun processo al colore.
Il problema è un altro.
Non è grigia la Basilicata.
A volte è grigio il modo in cui abbiamo deciso di raccontarla.
Il grigio come metafora della prudenza.
Della neutralità.
Dell’attesa.
Dell’incapacità di scegliere un’immagine forte di noi stessi.
Quella curiosa inclinazione lucana a possedere qualcosa di straordinario e presentarlo chiedendo quasi scusa.
Abbiamo Matera e diciamo che “può essere un attrattore”.
Abbiamo boschi immensi e diciamo che “potrebbero rappresentare una risorsa”.
Abbiamo paesaggi che grandi fotografi hanno trasformato in arte e continuiamo a domandarci quale potrebbe essere la nostra identità.
Forse dovremmo smettere di cercarla.
È davanti ai nostri occhi.
Il problema non è il colore
Una comunità si racconta anche attraverso i simboli che sceglie.
E scegliere significa inevitabilmente rinunciare alla neutralità.
Il verde dice natura.
Il giallo dice terra, grano, luce.
Il celeste dice acqua, cielo, orizzonte.
Il grigio, quando diventa metafora di un atteggiamento, rischia invece di raccontare prudenza, amministrazione, attesa.
E noi di attesa siamo già campioni regionali.
Forse persino nazionali.
Aspettiamo lo sviluppo.
Aspettiamo le infrastrutture.
Aspettiamo che i giovani tornino.
Aspettiamo i treni veloci.
Aspettiamo che qualcuno scopra quanto siamo belli.
Tra poco potremmo mettere direttamente un cartello all’ingresso della regione:
“Basilicata. Stiamo valutando.”
Perché forse il vero problema non è essere grigi.
È comportarsi qualche volta come se avere colore fosse una forma di presunzione.
Abbiamo qualcosa
di bello?
“Sì, però…”
Una possibilità?
“Vediamo.”
Una risorsa?
“Potenzialmente.”
Un’idea?
“Bisognerebbe valutare.”
E nel frattempo il futuro, educatamente, prende il primo treno disponibile.
Quando c’è.
*La rivoluzione che manca*
Franco Fontana aveva compreso qualcosa che dovremmo recuperare.
Raccontare la bellezza non significa nascondere i problemi.
Significa impedire che i problemi diventino la nostra identità.
Possiamo parlare di spopolamento senza trasformarci nella regione dello spopolamento.
Possiamo denunciare i ritardi senza costruire un’identità fondata sul ritardo.
Possiamo riconoscere le nostre fragilità senza innamorarci della rappresentazione della nostra fragilità.
E possiamo perfino smettere di considerare l’orgoglio per ciò che siamo una pericolosa manifestazione di megalomania.
Questa è la vera rivoluzione del colore.
Non scegliere un Pantone.
Scegliere uno sguardo.
Perché prima ancora delle infrastrutture, dei programmi e degli slogan esiste una questione culturale: nessun territorio costruisce seriamente il proprio futuro se continua a raccontarsi prevalentemente attraverso ciò che gli manca.
*La seduta può cominciare*
Forse allora la Basilicata non ha semplicemente bisogno di cambiare colore.
Ha bisogno di chiedersi perché, disponendo del verde, del giallo, del celeste e di infinite sfumature, continui così spesso a raccontarsi attraverso tonalità prudenti.
La seduta psicoanalitica potrebbe cominciare proprio da qui.
“Signora Basilicata, che rapporto ha con la sua bellezza?”
Silenzio.
“Perché sembra quasi provarne imbarazzo?”
Altro silenzio.
“E perché quando qualcuno le dice che è straordinaria sente immediatamente il bisogno di spiegargli tutti i suoi problemi?”
A quel punto, magari, dal fondo della stanza potrebbe comparire una fotografia di Franco Fontana.
Gialla.
Verde.
Celeste.
Viva.
E ricordarci che qualcuno, cinquant’anni fa, aveva già visto ciò che noi continuiamo ostinatamente a dimenticare.
Non è grigia la Basilicata.
Non lo sono i suoi boschi, i suoi campi, i suoi cieli, le sue montagne, i suoi paesi.
E soprattutto non dovrebbe esserlo il suo futuro.
La Basilicata non deve inventarsi un colore.
Deve soltanto trovare il coraggio di non spegnerlo.
- Gaetano Fierro -

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