lunedì 29 dicembre 2025

LA SANITA' PUBBLICA ITALIANA: "SISTEMA DI SERVIZIO AL POPOLO"

 ARTICOLO 32  della Costituzione della Repubblica italiana

"La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana".

 

Cara Rosy, sulla Sanità Ti scrivo…

Valerio Mignone

 

Cara Rosy Bindi, sono 25 anni che non ci sentiamo! Ma nel leggere il Tuo ultimo Saggio “Una Sanità uguale per Tutti perché la salute è un diritto”, Ti voglio esprimere il mio compiacimento per la Tua analisi in materia.

Bene hai fatto a riportare ciò che ha scritto Papa Francesco: “La sanità pubblica italiana è fondata sui principi di universalità, equità, solidarietà, che però oggi rischiano di non essere applicati. Per favore, conservate questo sistema, che è un sistema popolare nel senso di servizio al popolo, e non cadete nell’idea forse troppo efficientista, alcuni dicono <<moderna>>, soltanto la medicina assicurativa o quella a pagamento e poi nient’altro. No. Questo sistema va curato, va fatto crescere, perché è un sistema di servizio al popolo”.

Oggi, anche dopo la pandemia da Covid, la salute degli Italiani è la migliore al mondo; benché quotidianamente si legga, sulla cronaca, la insoddisfazione degli Italiani verso il Servizio Sanitario Nazionale.

Infatti, il Servizio Sanitario Nazionale italiano (S.S.N.) merita apprezzamento - con le dovute correzioni delle carenze emerse negli ultimi anni - e si spera che i cittadini stiano attenti per evitare che eventuali provvedimenti legislativi peggiorino il Sistema, a favore di interessi privati. 

 

Comunque, la pandemia da Covid, ha evidenziato punti critici del S.S.N.; e si rischia di tornare ai tempi delle “Mutue” con INAM, INADEL, ENPAS, ed alle Organizzazioni Assicurative Private. Oggi, purtroppo, le liste di attesa si sono allungate; e si sono accentuate le differenze tra Sud Italia e Centro-Nord; e non sono rare le rinunce a curarsi da parte di chi non ha sufficienti risorse economiche.

Tra l’altro, nei “Pronto Soccorso” non ci sono medici dipendenti dal S.S.N., ma medici liberi professionisti, “A gettone”, anche stranieri, organizzati in gruppi di lavoro, o in cooperative.

Anche in Inghilterra, il National Health Service ha coinvolto l’Independent Sector per abbattere le liste di attesa, e mantenere la fiducia dei cittadini.

La Riforma Bindi della Sanità in Italia fu varata con il Decreto legislativo n.229 del 1999, che prevedeva, tra l’altro, il tempo pieno per i medici, la istituzione dei Distretti socio-sanitari; ed il sostegno alla Legge del Ministro del Lavoro, Tina Anselmi, n. 903/1977, che sanciva la parità di trattamento tra uomini e donne.

Nel 1978 veniva approvata anche la innovativa Legge Basaglia, che sanciva l’abolizione dei manicomi, ed il trattamento dei malati di mente -considerati “Persone”- da parte di operatori socio-sanitari.

La Legge 23 dicembre 1978, n. 833, fu approvata con il solo voto contrario del Partito Liberale Italiano e del Movimento Sociale Italiano.  

Si sono susseguiti vari provvedimenti legislativi, tra i quali il Decreto Legislativo 502/92, che sancisce la regionalizzazione e l’aziendalizzazione della Sanità, ed una apertura al mercato.

Alla fine degli anni ’90 si scontrarono l’impostazione privatistica e neoliberista sostenuta dal Governo di Centrodestra guidato da Silvio Berlusconi, e l’impostazione solidaristica, e pubblica, sostenuta dal Governo di Centrosinistra, guidato da Romano Prodi.

Infatti, con la vittoria nel ’96 del Centro-sinistra guidato da Prodi, furono stabiliti i LEA - Livelli Essenziali di Assistenza - da garantire a tutte le Persone; ed anche i Distretti Sociosanitari ed il “Tempo pieno” per i medici del Servizio Sanitario Nazionale.

Purtroppo, la riforma del Titolo V della Costituzione ha ampliato le funzioni delle Regioni, e sono aumentate le disparità tra Nord e Sud Italia nella gestione della Sanità.

Non mancano allarmi! Nel corso della inaugurazione dell’Anno giudiziario 2024, la Corte dei Conti ha dichiarato: da anni si manifesta un ”Servizio sanitario nazionale incentrato sulla tutela del diritto costituzionalmente garantito,… e a tanti diversi sistemi sanitari regionali, sempre più basati sulle regole del libero mercato”.

In realtà, si è accentuata una privatizzazione del Sistema sanitario; e, con ciò, 6 milioni di Italiani rinunciano a curarsi, per mancanza di proprie risorse economiche.

E, purtroppo, si deve prendere atto di un sostanziale sottofinanziamento del Sevizio Sanitario Nazionale, pari, per il 2025, a 136,5 miliardi di euro, 6 per cento del PIL, la percentuale più bassa registrata dagli inizi del secolo.

In conclusione, la crisi attuale della Sanità la si deve alla mutilata applicazione della Riforma Bindi, e si auspicano provvedimenti risolutivi in merito; tra questi, l’attivazione di una “sanità di prossimità” con strumenti moderni, come la digitalizzazione, per non gravare sugli ospedali.

 

 

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