- Da https://www.vaticannews.va/it/papa -
Al Papa oggi, davanti alla Porta d’Europa, il memoriale di Lampedusa che ricorda tutti gli sbarchi e i naufragi tra cui il suo nel 2016, durante il quale ha perso la mamma a cui era avvinghiato, ha regalato un pallone. "Sarà per i Mondiali", ipotizzava qualcuno. Macché, c’è tutto un mondo per Leonardo Derek Montana, 11 anni, dietro a quella palla. È un simbolo, un ricordo, lo strumento che lo ha aiutato a guarire dalla tristezza, a ripartire e iniziare una nuova vita, a ritrovare il gusto di divertirsi e uscire per giocare con gli amici. Non è una storia a lieto fine quella del ragazzo ghanese, giunto sulle coste lampedusane in una notte di giugno di 10 anni fa; è una storia vera e, se gliela chiedi a Leonardo, te la racconta volentieri muovendo gli occhi vispi e intelligenti dietro la montatura nera degli occhiali e le labbra carnose che oggi un po' tremavano dall’emozione mentre leggeva a Leone XIV un biglietto scritto a mano.
La lettera per il Papa
Sorride, invece, il ragazzino con i media vaticani che lo incontrano a margine della Messa nel campo sportivo, insieme al medico Pietro Bartolo, da sempre vicino alla famiglia. Leonardo è insieme ai suoi genitori adottivi, il papà Walter Montana e la mamma Marilena Poderati, vicedirettrice del Gonzaga Campus, che ogni anno organizza viaggi a Lampedusa per far vedere ai giovani del Gonzaga “il bene che viene fatto”, come racconta. I due oggi guardavano fieri il figlio leggere a Leone le due paginette preparate, in cui ha scritto: “Caro Papa, sono super emozionato di incontrarti! Dieci anni fa la mia storia è iniziata qui a Lampedusa. Ero da solo e avevo perso tutto, soprattutto la mia mamma. Mi dicono che ho smesso di piangere solo quando mi hanno dato un pallone fatto di carta, da quel giorno il pallone è rimasto nel mio cuore e io non ho mai smesso di giocare”.
Far felici altri bambini
“Il pallone è entrato nel mio cuore”, spiega Leo ai media vaticani. “Sto continuando la mia carriera, sto giocando a calcio con i miei compagni, a scuola. Oggi al Papa ho voluto regalargli un pallone che rappresenta l’inizio della mia storia e ho voluto darglielo così che lo possa dare a un altro bambino e farlo felice”. E tu sei felice? “Sì”, replica l’undicenne.
Felice soprattutto di essere stato protagonista di uno dei momenti più significativi della visita papale a Lampedusa, la tappa alla Porta d’Europa. “Io non lo sapevo (di essere uno dei bambini scelti per il saluto al Papa ndr). Ho letto questa notizia, cioè, insomma, l’ho saputo tramite una foto che mi ha mandato mia mamma da Facebook. Io non ho Facebook, lei sì e mi ha mandato la foto. E io ho detto: ‘Ma Leonardo sono io?’. E mia mamma ha detto: ‘Sì, Leonardo sei tu’. E allora sono esploso dal divano, sono saltato in aria e ho urlato: Wow!”.
È felice, il ragazzo, pure di essere tornato a Lampedusa, un pezzo della sua storia: “Già la conosco, però non pensavo che sarei tornato qui a incontrare il Papa in questo momento”. Il Papa che, tra l’altro, l’ha preso per mano insieme alla piccola Maria Emanuela, 5 anni, originaria della Costa d’Avorio ma nata nel 2021 proprio a Lampedusa, e insieme si sono diretti alla Porta d’Europa. “Ci sono stati molti abbracci, strette di mani e per me questo è una cosa molto importante. Alla Porta d'Europa abbiamo fatto pure qualche foto, diciamo che è stato molto commovente, emozionante. Bello, dai”.

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