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Stati Uniti

FORT  HOOD, la fucilazione di Hasan sarà trasmessa in diretta. Hegseth: «Faremo in modo che la gente possa guardarla»

L’esecuzione dell’ex psichiatra dell’esercito, condannato per la strage del 2009, è fissata per il 3 dicembre. Sarebbe la prima esecuzione militare dal 1961. Gli esperti si dividono, mentre il Pentagono rinvia i dettagli della trasmissione

09 Ottobre 2026, 10:14

Fort Hood, la fucilazione di Hasan sarà trasmessa in diretta. Hegseth: «Faremo in modo che la gente possa guardarla»

Nidal Hasan

L’esecuzione per fucilazione di Nidal Malik Hasan, l’ex psichiatra dell’esercito statunitense condannato a morte per la strage di Fort Hood del 2009, sarà trasmessa in diretta. Lo ha annunciato ieri il Pentagono, dopo che il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva dichiarato che l’esecuzione sarebbe stata pubblica. Ulteriori dettagli sulla trasmissione saranno comunicati in seguito.

 

L’esecuzione è fissata per il 3 dicembre alle 13, ora locale, a Fort Hood, in Texas. Il presidente Donald Trump l’ha approvata su raccomandazione di Hegseth. Se eseguita, sarà la prima esecuzione militare negli Stati Uniti dal 1961. Secondo Hegseth, sarà anche la prima fucilazione di un militare dalla Seconda guerra mondiale.

«Faremo in modo che le persone possano guardarla, che sia pubblica», aveva detto Hegseth all’emittente conservatrice Real America’s Voice. Alla domanda se Hasan avesse fatto richieste finali, ha risposto: «Non mi interessa. Lo vedremo il 3 dicembre». La Casa Bianca ha rinviato al Pentagono le domande sulla diretta.

La strage del 2009

Il 5 novembre 2009 Hasan, psichiatra dell’esercito con il grado di maggiore, entrò in un edificio sanitario della base dove i soldati erano in fila per vaccinazioni e visite prima di essere inviati in missione. Aprì il fuoco con una pistola dotata di puntatore laser, uccidendo 13 persone e ferendone 32. Disse di aver voluto impedire ai soldati di andare in Afghanistan a uccidere altri musulmani, ma un giudice militare gli vietò di usare questo argomento come difesa nel processo del 2013. Colpito alla schiena dalle forze dell’ordine, Hasan è rimasto paralizzato dalla vita in giù.

Al processo Hasan si difese da solo dopo aver licenziato i suoi avvocati. Ammise di essere stato lui a sparare, non chiamò testimoni e non fece l’arringa finale. I legali nominati d’ufficio come supporto si convinsero che il suo unico obiettivo fosse ottenere la condanna a morte.

Le possibili vie legali

Secondo gli esperti, Hasan potrebbe chiedere a un tribunale civile di verificare la legittimità della detenzione con un ricorso di habeas corpus, ritardando l’esecuzione anche di anni. «Potrebbe francamente durare più dell’attuale amministrazione», ha detto Eugene R. Fidell, docente di diritto militare alla Yale Law School.

L’avvocato John Galligan, ex giudice militare che ha assistito Hasan in alcune cause civili, ha detto di essere preoccupato per la sua salute e che Hasan non ha ancora avuto accesso a un difensore. Secondo Galligan, quando a Hasan fu notificata l’approvazione di Trump, il comandante della struttura si presentò con un cappellano ma senza un avvocato, in violazione dei regolamenti dell’esercito. Una portavoce dell’esercito ha replicato che sono stati fatti più tentativi di contattare i legali e che a Hasan non è stato impedito di comunicare con il suo difensore.

Gli esperti divisi

Per Deborah Denno, esperta di pena di morte alla Fordham University, la diretta potrebbe rendere il processo «molto più trasparente», soprattutto dopo l’esecuzione fallita di Christa Pike in Tennessee. Brenner Fissell, docente alla Villanova Law, ritiene che la fucilazione possa essere un metodo «più rapido, pulito e preciso», ma non crede che sia questa la motivazione: secondo lui pesa una «percepita mascolinità e militarità» che fa parte della «cultura della letalità» rivendicata da Hegseth.

Elisabeth Semel, codirettrice della Death Penalty Clinic della UC Berkeley, solleva dubbi sulla dignità del condannato e sulle motivazioni dell’amministrazione. «Non ricordo una situazione in cui sia stato il governo a istituirla», ha detto.

Trump in passato ha criticato le esecuzioni pubbliche in Iran. Secondo Amnesty International, nel 2025 le esecuzioni pubbliche note nel mondo sono state almeno 17: 11 in Iran e 6 in Afghanistan.

Il braccio della morte militare

Nel sistema giudiziario militare le condanne a morte sono rare e le esecuzioni ancora di più. Nel braccio della morte di Fort Leavenworth, in Kansas, ci sono quattro uomini, compreso Hasan. L’ultimo militare giustiziato è stato il soldato John Bennett, impiccato il 13 aprile 1961.

 

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