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Il Lagonegrese Possibile: “Costruire il Campo Progressista”
Di Giacomo Bloisi 28/11/2022
Nota a cura dell'associazione "Lagonegrese Possibile"
RIVELLO (PZ) - Le elezioni politiche che lo scorso 25 settembre hanno consegnato il governo del Paese alle destre si collocano dentro un momento storico eccezionale di crisi quale l'abbiamo misurata con la pandemia prima e con la guerra d'invasione russa ai danni dell'Ucraina dopo. Una crisi che si muove su diversi piani, ognuno a suo modo inclinato: dalla crisi del modello di democrazia liberale alla crisi dei modelli sociali e di welfare; dalla crisi produttiva alla crisi ambientale... cui fanno da sfondo internazionale il sempre più difficile percorso di reale costruzione politica europea e il ritorno della guerra come elemento regolatore degli assetti geopolitici.
E' questo il quadro in cui le destre vincono: una vittoria annunciata certo, ma che è stata anche facilitata dalla crisi e della dissoluzione del centro sinistra – e/o di ciò che sarebbe dovuto essere il 'campo largo' prospettato dal segretario del Pd prima della crisi del governo Draghi: un governo che potremmo definire 'delle compatibilità' del modello neoliberista che quelle crisi ha prodotto, contribuendo a accrescere la estraneità che cittadine e cittadini sono andat* maturando nei confronti della politica e dei suoi rappresentanti.
Una vittoria annunciata e qui, in Basilicata, preannunciata e anticipata dalla vicenda elettorale regionale che aveva portato le destre – il cui deficit e la cui incapacità di governo dei processi è oramai sotto gli occhi di tutte e tutti – al governo della Regione, interrompendo così la stagione dei centrosinistra che qui avevano segnato, con qualche anticipo, una sperimentazione politica di innovazione, ma che nel tempo ha lasciato il passo alla stanchezza, alla consuetudine, agli automatismi gestionali... in altre parole, si è capitolati di fronte alla introiezione del modello neoliberista impostosi.
Quella che si aprì in Basilicata con l'ultima legislatura del secolo scorso fu senza dubbio una stagione di grande entusiasmo, che provava ad avviare quella modernizzazione della Regione che ci portò, nell'arco di pochi anni, ad intercettare la programmazione Europa proiettandoci, per la prima volta e da protagonisti, su quello scenario. Certo erano anche gli anni in cui i processi di globalizzazione naturalmente collegavano territori che fino a quel momento erano rimasti assolutamente periferici, ma la Basilicata seppe cogliere le opportunità provando anche ad accoglierne le sfide, grazie alla intuizione e al lavoro di una classe dirigente capace e consapevole di quanto funzione politica e ruoli istituzionali (e di rappresentanza) fossero complementari gli uni agli altri. E fu una stagione di coraggio e di visione, ché seppe tenere insieme pezzi del gruppo dirigente protagonista della precedente stagione politica (quella che aveva contribuito alla nascita delle regioni nella realizzazione di una maggiore articolazione dell'architettura istituzionale prevista dalla Costituzione) e il protagonismo di nuovi attori che si erano formati dentro alle esigenze e criticità emerse nel quadro sociale che veniva fuori dal terribile terremoto dell'80.







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