«Arrestate quel Gesù che pretende di essere un re». Ecco il primo processo politico della storia
La catena di eventi che ha portato al martirio del Nazareno e alla successiva nascita del Cristianesimo passa attraverso un grande errore giudiziario. Ma la procedura non fu né illegale né arbitraria
Come indica il Vangelo secondo Luca Gesù di Nazaret inizia la sua predicazione che aveva «circa trent’anni», subito dopo aver ricevuto il battesimo da Giovanni Battista lungo le sponde del fiume Giordano.
La sua attività non durerà più di 36 mesi, concentrata in una zona di pochi chilometri quadrati e con un seguito molto ristretto, le sue gesta avrebbero potuto in tal senso rimanere confinate nel piccolo circolo dei suoi seguaci e non arrivare mai nelle orecchie dei legislatori ebraici. Peraltro all’epoca la Giudea viveva un periodo di grande prosperità e pace sociale: gli ultimi movimenti rivoluzionari risalgono infatti all’anno 6 quando si compie il passaggio all’amministrazione romana e riappariranno solo dopo il 54 con la nascita del partito zelota e dei suoi violenti sicari.
Lo stesso movimento battista nel quale i vangeli collocano Gesù, pur predicando un giudaismo radicale e ascetico, è caratterizzato dalla mitezza e dalla moderazione politica dei suoi adepti che partecipano tranquillamente alla vita pubblica e prestano servizio nell’esercito di Roma. Lo storico ebreo Flavio Giuseppe descrive Giovanni come «un uomo buono e pietoso» a differenza di altri profeti contestatori che lo precedettero paragonati a «banditi».
Gesù al contrario di Giovanni non era un asceta, dopo il ritiro dei quaranta giorni nel deserto ritorna in Galilea tuffandosi in una predicazione itinerante e carismatica. È probabile che l’entrata nel tempio di Gerusalemme con la proverbiale cacciata dei mercanti e dei cambiavalute abbia attirato l’attenzione sul “nazareno” oltre la sua reale influenza, causandone l’arresto nella celebre “scena” dell’orto dei Getsemani. Per il tribunale ebraico, il Sinedrio, quel predicatore che pretende di essere il figlio di Dio e di fare miracoli è un eretico pazzoide, un marginal jewish come lo definì lo storico biblista americano John P.
Meier, ma soprattutto un bestemmiatore, e la blasfemia è un peccato gravissimo che va punito con la pena di morte. Su questo c’è unanimità assoluta nel tribunale ebraico.
Autoproclamarsi re equivaleva a un atto di ribellione nei confronti del potere imperiale di Roma. E la violazione della lex Iulia de maiestate portava spesso alla sentenza di morte tramite crocifissione, per questo il prefetto Ponzio Pilato non poteva ignorare quelle accuse e aveva il dovere interrogarlo anche se controvoglia e con l’intenzione di lasciar correre. Gesù non è un usurpatore, non ha alcuna intenzione di ambire alla sovranità terrestre, il suo “regno dei cieli” non compete con l’autorità di nessun Cesare con nessun potere mondano.























