martedì 16 giugno 2026

INDIMENTICABILE FERNANDO

V E D I    in   www.calderano.it :  Indimenticabile Fernando 1986 - 2026 - La Santa Messa lunedì 15 giugno 2026


 

15  GIUGNO  1986

(In morte di mio fratello Fernando)

 

                              di  Francesco  Sisinni

 

La notte dileguavasi nell’alba

 e il nostro giorno,  quindici di giugno, 

si annunziava in fremiti di pioggia. 

e tu dicesti: abbracciatemi tutti! 

Così iniziava la tua e la nostra Messa.

Passammo ad abbracciarti ad uno ad uno 

col cuore in gola e sul labbro e il sorriso, 

poi ripetesti, in più sospiri: andiamo!

Ed a Padre Cerracchio  domandasti

(era venuto per l’estrema unzione) 

cosa t’avesse fatto di nascosto.

Cantarono gli uccelli e più non piovve,

Maria chiamasti invocasti Mamma 

e gli occhi tuoi si fecero più grandi, 

fissando dentro noi fino allo spasmo.

Poi tra le braccia del tuo primo fratello 

forte, rendesti l’ultimo respiro.

 

 

 

Un grido giunse dalle stanze e in alto 

Francesca e Stella chiamavano a singhiozzi.

Più tardi il tuo Biagino avrebbe detto 

che il papà suo se n’era andato, 

ma questa volta per non più tornare. 

Cominciò a venir gente da ogniddove 

e si riempì casa  in un istante. 

Un giorno e più passò il pellegrinaggio 

nella dimora tua si bella e triste, 

versando su di te lacrime e fiori.

Molti ebbero a dir, con Isaia,

che mai menzogna fu sulle tue labbra, 

e ad altri che eri stato buono e giusto

e tra i giovani Iddio sceglie i migliori.

 Il giorno dopo il popolo ti rivolle

e ti portò nell’Aula Consiliare. 

Cominciò allora il pubblico trionfo.

A migliaia passarono genuflessi 

innanzi la tua bara, fatta trono.

E come tu per celia, o per presagio,

t’eri fatto promettere dagli amici, 

la banda intonò marce di festa. 

Nella Chiesa Matrice a noi sì cara, 

Vescovi e Archimandrita celebraron 

con frati e preti, giunti da lontano.

Sostando ai  piè del paterno ostello, 

ove quarant’anni fa, tu eri nato, 

 i tuoi nipoti ti versan fiori.

In piazza tra bandiere e gonfaloni

dieci oratori di te disser,  piangendo, 

quanto di bene ad Uom si possa dire. 

Per quattro volte il popolo gemendo 

ti volle applaudir come  in trionfo

lacerando il silenzio del dolore. 

Il sole risplendeva di tutta luce 

sul feretro portato a spalla e a gara

da amici e da politici avversari.

Al fin volgendo verso il Camposanto 

note struggenti piansero per tutti

 alto e sublime dell’addio il canto.

E mentre il vespro si spegneva sul mare 

a Mamma e Papà ti consegnammo

nel mistero dell’Uomo che non muore.

Sussurrò  tra i cipressi allora il vento

un verso che veniva dall’anglo cielo:

“ … cinta di quiete ogni palma si irrora

 di una pioggia di balsamo

 di là dei nostri occhi

quel che l’Amore guarda è Paradiso”.

La folla si disperse e fu deserto 

nell’attonito borgo del paese, 

qualcun con altro verso mormorava:

“ Tu piccola città…

 non un’anima 

mai tornerà che dica 

perché sei desolata”.

Eppur quando fu piena ormai la notte 

nelle piazze, le vie e le contrade

 si risentì di nuovo la tua voce

calda d’affetto e colma di passione.

… Dal giorno dopo al novel viandante

avrebbero detto le tue tante opre

che Maratea, da Dio fatta sì bella,

ancor più bella tu volesti fare 

 

- Poesia  declamata ieri sera dal nipote Francesco Sisinni a conclusione della serata in ricordo dello zio Fernando -

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