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Statua della "spigolatrice"sullo scoglio dello "Scialandro"
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Nuova statua della "spigolatrice" a Sapri
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La Spigolatrice di Sapri 2.0
Valerio
Mignone *
Pubblicato su La Nuova del Sud l’8 ottobre 2021
Nei
giorni scorsi, sul lungomare di Sapri c’è stata la “svelatura” di una seconda statua
di bronzo dedicata alla “Spigolatrice”, in aggiunta a quella già esistente
sullo scoglio dello Scialandro. I lineamenti, appena velati da un abito reso
aderente dalla brezza marina, sono di una bella ragazza, ed hanno provocato una
reazione da parte di alcune femministe, che hanno intravisto “sessismo”. Ne è
nata una polemica, sfociata su più fronti, su alcuni dei quali può essere utile
qualche aggiornamento.
Nei
programmi delle Scuole elementari degli anni ’40-’50 del Novecento, c’era la
lettura di brani del libro ”Cuore” di Edmondo De Amicis, che, nella maggior
parte degli scolari, generava emozioni. De Amicis, come ognuno di noi, era
convinto, probabilmente, che anche nel cuore fosse “l’anima”, e avessero
origine emozioni, ansie, angosce, gioie; per questo, forse, attribuì tale
titolo al suo libro. Ma alla fine del Novecento si è scoperta una realtà radicalmente
diversa.
Infatti, Giacomo
Rizzolatti e collaboratori, della Università di Parma, tra il 1980 e il 1990,
hanno notato, mediante Risonanza magnetica ed altri esami, che, nel compiere
ogni azione, nell’uomo si attivano alcune cellule cerebrali, o neuroni, i quali
- quasi si “specchiassero” – attivano, a loro volta, neuroni simili nell’interlocutore,
od osservatore. Questi neuroni specchio sarebbero
i tasselli della “empatia” tra persone, e nel comportamento sociale.
Tutto
il processo delle emozioni si svolge nel cervello, non nel cuore, il cui
coinvolgimento può avvenire con l’accelerazione della frequenza dei battiti per
ormoni, prodotti nell’osservare un’opera d’arte, o per altri motivi. E’ la
cosiddetta “Empatia”, neologismo,
oggi diffuso, per
descrivere la sintonia dell’antico cantore con gli spettatori; ed è stata usata,
a fine ‘800, anche dal filosofo e storico dell’arte Robert Vischer per
descrivere emozioni nel guardare opere artistiche.