domenica 12 luglio 2026

LA LETTERATURA DEL VIAGGIO

-  Da   https://www.francavillainforma.it  -

La letteratura del viaggio

Da questa premessa si deduce che il viaggio non è solo una occasione di evasione ma, anche, una occasione di fatica, di sicuro disagio fisico da parte di chi si mette in cammino.

A partire dal ‘700 per viaggiare all’esterno le condizioni non erano delle più favorevoli per la preoccupazione di poter incorrere in percorsi pericolosi e disagevoli. Pertanto era sconsigliato partire anche per la mancanza di un minimo di sicurezza che potesse garantire la incolumità fisica di chiunque.

Solo verso la fine del '700 i viaggiatori cominciano a spingersi verso località meno conosciute e primitive per il forte desiderio di entrare in contatto con la natura selvaggia e incontaminata ivi esistente.


All’inizio dell’800 non sono più soltanto gli aristocratici ed i ricchi borghesi che viaggiano; ad essi si aggiungono giovani letterati, scienziati e giornalisti che cominciano ad analizzare anche la realtà quotidiana, la topografia, le tradizioni socio-economiche, dando luogo ad una produzione molto più composita nel campo del sapere.

Chi si avvantaggia del forte desiderio di andare oltre, di sfidare l’incognito, è il viaggiatore che materializza, al di fuori della fantasia, la sete di avventura trasferita in moltissime esperienze e testimonianze letterarie.

La letteratura del viaggio in pieno Romanticismo diventa una moda negli ambienti culturali e nel mercato del libro.


La conferma è data dalla produzione delle case editrici e dai critici letterari che considerano giustamente la travel literature non un sottoprodotto della cultura tradizionale bensì un filone nuovo che aiuta a scoprire, sotto l’aspetto cognitivo, orizzonti nuovi nel campo delle conoscenze scolastiche e della formazione individuale in generale.

Intere generazioni scoprono così e si avvicinano alla lettura dei libri di viaggio, comunemente definiti romanzi di avventure, dove si imbattono, restandone ammaliati, nella fantasia di Emilio Salgari che fa di SandoKan il suo mito, nella satira sociale di Jonhatan Swift con “I viaggi di Gulliver”, nella inverosimile capacità di sopravvivenza di “Robinson Crosue” a cura di Daniel Defoe, nella cinica vendetta de “Il conte di Montecristo” di Alexsandre Dumas o nelle peculiarità di altri romanzi che infittiscono con le loro storie, ulteriormente, la travel literature.

Per carità di patria non vanno dimenticati “La Divina commedia” di Dante Alighieri, “Il milione” di Marco Polo, l’ “Odissea” di Omero e “Il giro del mondo in 80 giorni” di Giulio Verne che raccontano, con largo anticipo, le emozioni, le virtù e i difetti dell’essere umano nel corso dei tempi.

Chi rende plastico il significato del viaggio, ci piace ricordarlo, è Jorge Luis Borges quando afferma: “Il viaggio è il pentagramma della conoscenza, il rollino di marcia della mente, dell’intelletto, che si interroga sulla natura delle cose e cerca di darsi una o più risposte in relazione alle impressioni riportate dall’osservazione compiuta da due o più punti prospettici”.

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  V  E  D  I :                               

La letteratura del viaggio



 

 

 

 


 

 

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