domenica 18 ottobre 2026

POTENZA: UNA CITTA' DA AMARE, CONOSCERE, RISPETTARE E MIGLIORARE.

    

                    Gaetano  FIERRO

*POTENZA SOTTERRANEA, IL FASCINO DI UNA REALTÀ DA SCOPRIRE. COME NAPOLI CON ÖZPETEK*

 

*LA CITTÀ CHE NON SAPPIAMO PIÙ GUARDARE*

 

Ferzan Özpetek, raccontando Napoli, ha mostrato come una città possa diventare un incontro con noi stessi. 

Nel suo sguardo convivono mistero e quotidianità, bellezza e ferite, razionalità e passione. Napoli non pretende di essere perfetta per farsi amare. 

Ti entra dentro, perfino quando vorresti discutere con lei.

E Potenza?

Noi potentini, talvolta, sembriamo aver sviluppato un talento particolare: riconoscere ogni difetto della nostra città e dimenticarne ogni possibilità. Conosciamo le buche, i parcheggi, le scale mobili, le promesse rimaste in ascensore. Sappiamo lamentarci con una competenza che meriterebbe almeno un riconoscimento accademico.

Ma quando è stata l’ultima volta che abbiamo guardato Potenza con curiosità?

Non chiedo applausi obbligatori. Chiedo qualcosa di più difficile: tornare a scoprirla.

 

*SOTTO I NOSTRI PIEDI, SOPRA LA NOSTRA INDIFFERENZA*

Sotto la città che percorriamo ogni giorno esistono ambienti e testimonianze che raccontano altre epoche. Pensiamo ai rifugi antiaerei, alla paura dei bombardamenti del 1943, alle persone che cercavano protezione mentre sopra di loro la storia mostrava il volto peggiore.

E poi ci sono le ipotesi sui cunicoli intercomunicanti tra Torre Guevara, Porta San Luca, piazza della Prefettura e San Francesco.

Esistono davvero quei collegamenti? Non lo sappiamo ancora. Sarebbe scorretto presentarli come una scoperta accertata.  Ma sarebbe altrettanto miope liquidare ogni domanda con una scrollata di spalle.

L’associazione Potenza Nostra ha già promosso ricerche, coinvolto competenze e lavorato a ricostruzioni tridimensionali. Altri cittadini e realtà associative hanno contribuito a mantenere viva l’attenzione.

Non dimentichiamo chi, negli anni, ha preso sul serio questa possibilità, anche nelle istituzioni. Riconoscere il lavoro compiuto non significa distribuire medaglie: significa evitare che ogni stagione ricominci da zero. La memoria non appartiene a una giunta, a un partito o a un’associazione. Appartiene alla comunità, che ha diritto di conoscerla senza propaganda e senza scorciatoie.

Dunque non dobbiamo inventare una città misteriosa. Dobbiamo studiare quella reale.

E magari scoprire che abbiamo camminato per anni sopra storie che non ci siamo mai fermati ad ascoltare.

*LA MITOPOIESI NON È UNA FABBRICA DI FAVOLE*

Nel recente incontro  al Circolo Angilla Vecchia, dedicato alla mitopoiesi, è tornata una domanda: sappiamo raccontare i luoghi prima che diventino invisibili persino a chi li abita?

La mitopoiesi può dare significato a una memoria, intrecciare luoghi e racconti, accendere immaginazione e appartenenza. Ma non autorizza a spacciare suggestioni per documenti.

Il mito apre una porta. La ricerca deve controllare dove conduce.

Altrimenti rischiamo di inaugurare il percorso turistico prima ancora di aver verificato il percorso sotterraneo. Naturalmente con conferenza stampa, nastro tricolore e buffet. Il cunicolo, nel frattempo, potrebbe essere ancora impegnato a farsi trovare.

Servono invece studiosi, archivi, verifiche, sicurezza, scuole, guide preparate e istituzioni capaci di collaborare. Non un’altra promessa da lasciare in superficie.

*AMARE POTENZA* *NON SIGNIFICA* *DIFENDERNE* 

*GLI ERRORI*

Özpetek non ha raccontato una Napoli ripulita dalle contraddizioni. Ha scelto di attraversarle. È proprio questa la lezione che possiamo raccogliere senza pretendere di paragonare due città diversissime.

Potenza ha problemi veri: spopolamento, servizi insufficienti, fragilità economiche, occasioni perdute. 

Chi li denuncia non è un nemico della città. E chi la ama non è necessariamente un ingenuo.

L’amore autentico non è un ufficio stampa.

Non trasforma il degrado in folklore, l’inerzia in prudenza, la rinuncia in saggezza amministrativa. 

Pretende risultati, non soltanto dichiarazioni accompagnate da fotografie sorridenti.

Ma anche lamentarsi senza costruire nulla può diventare una forma elegante di immobilità. Una poltrona comodissima, dalla quale osservare il futuro mentre prende l’autobus per andarsene.

Possiamo criticare Potenza e contemporaneamente sostenerla. Anzi, dobbiamo farlo.

*LA FORZA DI UNA CITTÀ COMINCIA DAI SUOI CITTADINI*

Io non credo che una comunità sia condannata dalle proprie difficoltà. Credo che possa trasformarle, quando trova il coraggio di cambiare atteggiamento e assumersi responsabilità.

La rinascita non arriva per concessione del destino. Nasce da persone che studiano, lavorano, insegnano, creano, custodiscono, propongono. 

Da chi resta, da chi torna e perfino da chi parte senza recidere il legame.

Potenza non ha bisogno di essere santificata. Ha bisogno di essere conosciuta, rispettata e migliorata.

E il patrimonio sotterraneo può diventare molto più di una curiosità turistica: un’occasione educativa, culturale, civile. Una ragione per incontrarsi, ascoltare gli anziani, coinvolgere i giovani e riscoprire il valore di ciò che abbiamo ereditato.

Non chiediamo ai cittadini di credere alle favole. Diamo loro ragioni per credere nelle possibilità della propria città.

*LA BELLEZZA NON CHIEDE PERMESSO. CHIEDE CORAGGIO*

Vorrei che tornassimo a passeggiare per Potenza senza comportarci come distratti inquilini di un luogo provvisorio. Che guardassimo un portone, una piazza, un sotterraneo con la curiosità di chi sa di non sapere tutto.

Vorrei una città capace di interrogare il passato senza restarne prigioniera, di pretendere servizi senza perdere tenerezza, di riconoscere i propri errori senza trasformarli in destino.

Perché una città non comincia a spegnersi soltanto quando perde abitanti. Si spegne anche quando i suoi abitanti smettono di immaginarle un futuro.

Prima di chiederci perché un turista dovrebbe scoprire Potenza, domandiamoci quando abbiamo smesso di volerla scoprire noi.

Sotto i nostri piedi potrebbe esserci ancora una storia da verificare. Sopra, però, c’è una responsabilità già certa.

 Il vero sotterraneo da riportare alla luce, forse, è dentro la nostra indifferenza.

E per scavare lì non servono picconi. 

Serve una scelta: amare Potenza abbastanza da non lasciarla sepolta sotto le nostre rinunce.

Perché il giorno in cui torneremo a guardarla davvero, forse scopriremo che non era soltanto Potenza ad aspettare di essere ritrovata.

*Eravamo noi.*

                                                                                          Gaetano Fierro

Nessun commento:

Posta un commento