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| Andrea Mascherin |
"Ieri, sul Venerdì di Repubblica, il dott. Enrico Deaglio (in un
articolo riportato di seguito) ha speso parole e ragionamenti, per
quanto da me ricostruibili come tali, sulla figura del presidente del
Consiglio Giuseppe Conte, e sul ruolo degli avvocati in genere, partendo
da una critica alla espressione “sarò l’avvocato del popolo” utilizzata
in una recente occasione dal prof. avv. Conte.
Il 17 aprile 2013 Papa Francesco in piazza S. Pietro, di fronte a 50
mila fedeli, si rivolse loro con queste parole: “Gesù è il nostro
avvocato, egli ci difende sempre. E’ bello sentire che abbiamo un
avvocato”. Quello della difesa dei diritti è dunque, almeno secondo Papa
Francesco, persona con solide basi morali suppongo, una funzione
nobile, peraltro, aggiungo io, costituzionalmente non alienabile.
In fondo quando prendiamo le difese di qualcuno tutti siamo avvocati,
poi vi è chi lo fa per professione, assumendone tutte le fatiche, le
gioie, le delusioni, ma soprattutto la responsabilità di colui da cui
può dipendere la libertà personale, l’onore, l’affidamento di un figlio,
la tutela di una parte lesa, la salvezza di un’impresa e di posti di
lavoro, e altro. Certo tra tanti avvocati che ogni giorno fanno
il proprio dovere nell’anonimato, con dedizione e senso della
deontologia, ve ne sono anche altri, che assai poco
dignitosamente interpretano il loro ruolo, e certo si possono
estrapolare, come fa il dott. Deaglio, esempi virtuosi o pernulla
virtuosi, o che con la professione di avvocato mai hanno avuto a che
fare, per esempio Gianni Agnelli, laureato in giurisprudenza, detto
“l’avvocato” e richiamato dall’articolista, non è mai stato e non ha mai
fatto l’avvocato, ma questo genere di “selezioni” può naturalmente
essere fatta per qualsiasi mestiere o professione.
Una cosa è certa, che i difensori dei diritti dei più deboli, i
tutori delle garanzie processuali, i custodi del principio di
eguaglianza e di non discriminazione, da secoli e secoli sono gli
avvocati, e dove non vi è avvocatura libera non a caso non vi è
democrazia. Da noi la democrazia per fortuna c’è e lo si deve anche all’
avvocatura italiana, che per essa ha combattuto e si è sacrificata,
come Fulvio Croce, assassinato dai brigatisti rossi e immolatosi
scientemente a difesa del di loro diritto alla difesa e dello Stato di
diritto. Democrazia però vuol dire anche rispetto degli altri, del loro
lavoro, della loro funzione. Per la verità vuol dire pure libertà di
scrivere (quasi) qualsiasi cosa, anche se banale, non informata o
qualunquista, e a ben pensarci preferisco poter continuare a leggere il
libero pensiero di chiunque, non importa se a volte confuso o ineducato,
diversamente non farei e non sarei un avvocato".