Superare il divario sociosanitario tra Nord e Sud Italia!
Maratea 30 agosto 2023 Valerio Mignone
Fanno parte della Storia d’Italia, tra milleottocento e millenovecento, i bastimenti, con emigranti del Sud Italia, in partenza dal porto di Napoli verso l’America del Nord, l’Argentina, il Brasile. In tanti facevano fortuna, ed inviavano qualche dollaro nelle lettere che scrivevano ai familiari rimasti in Italia. Ma, di alcuni, impegnati in amore con donne delle nuove sedi, si perdevano le tracce, abbandonando in desolazione mogli e figli.
Fortunatamente, tra gli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento, questi flussi cambiarono rotta, e gli emigranti si diressero in altri luoghi, interrompendo l’emigrazione verso l’America. E, impegnati in lavori umili, si ritrovarono anche nelle miniere, come quella di Marcinelle, in Belgio, ove la mattina dell’8 agosto 1956, furono tra le vittime dell’incendio, causato dalla combustione d’olio ad alta pressione, innescata da una scintilla elettrica. Vi morirono 136 immigrati italiani. La miniera di Marcinelle è oggi Bene UNESCO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura.
Gli emigranti del Sud Italia, unitamente agli emigranti del Friuli, ed ai “Polentoni” del Veneto - cosiddetti per la loro alimentazione con farina di granturco – hanno contribuito allo sviluppo del Nord Italia, ove, alcuni, giunti da operai, artigiani, impiegati, e da studenti, universitari, e non, son rimasti come apprezzati lavoratori, impiegati, dirigenti, e professionisti.
Precedentemente, la laboriosità degli Italiani del Sud era stata testimoniata anche dal medico piemontese Cesare Lombroso, che, nel lontano 1862, prestò servizio militare in Calabria; ed ebbe modo di osservarne la miseria, e le malattie, tra quel milione e mezzo di abitanti, con, “purtroppo” 6000 preti, e il dominio dei baroni che sfruttavano il lavoro dei contadini su propri terreni feudali. al di là di alcuni infondati
Intanto,
in Manuali di Pediatria, editi nel 1965, vengono riportati ”Quozienti di
mortalità infantile, per mille nati vivi, nelle varie regioni italiane nel
1961”: oltre il 50 per cento in Campania, Basilicata e Puglia; e tra il 40 e il
50 per cento in Calabria; al di sopra dei dati dell’Italia del Nord.
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Dal "Manuale di Pediatria" di Eugenio Scharz Tiene -1965 |
Purtroppo, è da evidenziare, che, oggi, il 15 per cento dei nati in tutta Italia contribuisce al 21 per cento della mortalità infantile nel suo complesso. Ed i figli di genitori immigrati hanno una mortalità infantile di circa il 50 per cento più alta.