Al centro ed in periferia più che “fame…da lupi”
F
A M E
D A ……. P O
L I T
I C I
Nella vicina Campania, una volta “felix” ed ora martoriata in
vario modo, Consiglieri regionali avrebbero speso circa undicimila euro di
fondi pubblici in……….pasticceria.
La notizia si aggiunge alle tante altre aventi lo stesso
oggetto e cioè la forsennata dissipazione o appropriazione di denaro pubblico da parte di chi, eletto dal
popolo, dovrebbe gestirlo correttamente
e spenderlo, sempre e comunque, per finalità pubbliche e con la maggiore
oculatezza imposta dalla crisi economica.
Accade, invece, esattamente il contrario con attività che richiama, ma è
più grave, quella degli “sciacalli” colti a rubare tra le macerie dopo una
catastrofe che ha provocato morte e disperazione. E’ molto più grave! Non può
mancare, infatti, la piena consapevolezza delle gravi difficoltà
quotidianamente affrontate dai più, con dignità ed onestà, per “sbarcare il
lunario” né la cosa può dipendere da uno stato di necessità del tutto
inesistente. Ed allora?
“Avere una fame da lupi”
è un ormai consolidato modo di
dire per riferirsi ad una fame tremenda,
simile a quella di un lupo, ritenuto dalla tradizione molto vorace. Povero lupo….! Mi viene da esclamare, pensando ai sempre più
numerosi esemplari della razza umana, appartenenti alla specie dei politici,
che vengono alla ribalta della cronaca nei nostri giorni per fame di
potere e di denaro. Come i lupi che vivono in branco, essi, da uomini e
come tali da animali sociali, vivono tranquilli, mimetizzandosi con l’ambiente, nel
quale si muovono da padroni, pronti a colpire…..mossi dalla loro fame che, ahimè, non è
“fame e sete di giustizia”. A differenza poi dei poveri, veri lupi,
cacciatori di pecorelle smarrite e non, che sono, purtroppo, anche per mano
dell’uomo in diminuzione e quasi in via di estinzione nella nostra penisola, i
cennati esemplari della razza umana sono tra noi in progressivo e pericoloso
aumento e capaci di tecniche sempre più raffinate nel loro agire da soli o….in
branco, chiedo scusa, gruppo.
Non me ne vogliano i tanti politici onesti che, per fortuna
ancora oggi, pur come “pesci fuor d’acqua”, continuano ad operare a livello
nazionale e locale nell’interesse esclusivo della “polis” con “vox clamantis in
deserto”, ma il quadro complessivo offre quotidianamente notizie sempre più
aberranti di presenze fameliche nelle Istituzioni, colte con le mani nel sacco o
quasi ad arraffare o spartirsi un ingente ed, a volte anche misero bottino da
poter, comunque, aggiungere ai già tanti privilegi del loro “status”. Si tratta
di presenze sempre più diffuse che, in modo contagioso, calpestano la morale e
sfidano le leggi sino a provocare e lasciare in eredità al popolo una comprensibile
nausea per la politica e per i partiti, ritenuti incapaci di fare già da sé la
necessaria e preventiva selezione o pulizia. Non bastano a contrastare siffatti personaggi né l’esempio
dei santi né quello degli uomini miti, probi ed onesti, né l’esempio e le
parole di papa Francesco nè l’azione delle Forze dell’Ordine e della
Magistratura nel nostro Stato di diritto e nella società del nostro tempo piena
di “metamorfosi regressive, di dominio
del denaro e dell’accumulazione monetaria”, come da magistrale riflessione di Pasquale Persico in “Guerriera greca…” in www.calderano.it
Si assiste, al
contrario, ad una progressiva perdita addirittura, per così dire, del senso del
pudore, accompagnata da una certa acquiescenza al c.d. “mal comune mezzo
gaudio” da parte di questi signori in giacca e cravatta, ormai incapaci di
arrossire, abili a candidarsi con la promessa
di “cambiare il mondo” ma desiderosi solo, costi quel che costi, di “avere le mani in pasta” e di “mettere le mani nella marmellata”, almeno
sino a quando non si ritrovino con le manette ai polsi.
E il senso dello
Stato? Il rigore morale? E l’onestà, la correttezza, l’esempio……? E’ possibile che le virtù debbano soccombere
ed andare alla malora per cedere il posto alla
fame di potere e di …..pecunia (denaro).
E “pecunia” deriva dal latino “pecus” (pecora) e qui, in un modo o nell’altro,
torniamo ai….lupi, ma si
scherza…..
Non scherzava, invece, il grande Marco Tullio Cicerone, difensore
della “salus rei publicae suprema lex….”, il quale nel 63 a.
C. in Senato, presente Catilina che congiurava contro lo Stato e proprio quella
mattina aveva mandato dei sicari a casa sua per ucciderlo, esordì con tono deciso e vigoroso:
“Fino a quando, dunque, Catilina, abuserai della nostra
pazienza? Quanto a lungo ancora codesta
tua follia si prenderà gioco di noi?
Fino a che punto si spingerà la
tua sfrenata audacia”?
Che queste parole, ancor oggi così vibranti ed efficaci,
possano risuonare nella mente di siffatti politici, singoli ed in gruppo, e
possano contribuire ad emarginare e sconfiggere politicamente le loro facce di
bronzo che, alla ribalta della cronaca giudiziaria, si ostinano a fare le vittime,
ad incolpare la Magistratura ed a non uscire dalla scena politica! Che servano,
altresì, a scoraggiare quanti magari
sono già all’opera per imitarli in prosieguo e che sia finalmente restituita alla politica la dignità che le
spetta, possibile soltanto attraverso la dignità e l’onestà dei suoi
protagonisti, il cui esempio, come per il passato, non potrà che generare
onesti e dignitosi discepoli con vantaggio per tutti!
Siano i giovani,
intesi come tali ovviamente non solo quelli in senso anagrafico, a….. “cambiare il mondo”, forti delle parole di Bob Dylan:
“Essere giovani vuol dire
tenere aperto l’oblò della speranza
anche quando il mare è cattivo
e il cielo si è stancato di essere azzurro”.
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